UNA LETTERA DATATA 1945 IN RISPOSTA ALLA «SERGENTE DI HITLER»

DI LEONARDO CECCHI

Eccola. Questo è la donna di 48 anni che chiamerebbero la “sergente di Hitler”. Madre. E fiera nazista. Rilascia un’intervista dove dice: «Ad Auschwitz c’erano piscine, teatro, cinema. Non è andata come la raccontano».

Ci sarebbero allora tanti modi per risponderle. Ma uno, in particolare, è il migliore: con una lettera. Una lettera scritta nel 1945 da un ragazzo a cui lei, che oggi è madre, sarebbe potuta esser genitore. Quel ragazzo si chiamava Pino Robusti. Aveva 23 anni quando venne ucciso e bruciato nel lager nazista di Risiera. Aveva 23 anni quando, prima di morire, scrisse l’ultima lettera alla ragazza che amava e che non rivide mai più.

“Laura mia,

Tu sai, Laura mia, se mi è stato doloroso il distaccarmi, sia pure forzatamente da te, tu mi conosci e mi puoi con i miei genitori, voi soli, giustamente giudicare. Se quanto temo dovrà accadere sarò una delle centinaia di migliaia di vittime che con sommaria giustizia in un campo e nell’altro sono state mietute.

Per voi sarà cosa tremenda, per la massa sarà il nulla, un’unità in più in una cifra seguita da molti zeri. Ormai l’umanità si è abituata a vivere nel sangue. Io credo che tutto ciò che tra noi v’è stato, non sia altro che normale e conseguente alla nostra età, e son certo che con me non avrai imparato nulla che possa nuocerti né dal lato morale, né dal lato fisico. Ti raccomando perciò, come mio ultimo desiderio, che tu non voglia o per debolezza o per dolore sbandarti e uscire da quella via che con tanto amore, cura e passione ti ho modestamente insegnato.

Mi pare strano, mentre ti scrivo, che tra poche ore una scarica potrebbe stendermi per sempre, mi sento calmo, direi quasi sereno, solo l’animo mi duole di non aver potuto cogliere degnamente, come avrei voluto, il fiore della tua giovinezza, l’unico e più ambito premio di questa mia esistenza.

Credimi, Laura mia, anche se io non dovessi esserci più, ti seguirò sempre e quando andrai a trovare i tuoi genitori, io sarò là, presso la loro tomba ad aiutarti e consigliarti.

L’esperienza che sto provando, credimi, è terribile. Sapere che da un’ora all’altra tutto può finire, essere salvo e vedermi purtroppo avvinghiato senza scampo dall’immane polipo che cala nel baratro.

E’ come divenir ciechi poco per volta. Ora, con te sono stato in dovere di mandarti un ultimo saluto, ma con i miei me ne manca l’animo, quello che dovrei dire a loro è troppo atroce perché io possa avere la forza di dar loro un dolore di tale misura. Comprenderanno, è l’unica cosa che spero. Comprenderanno.

Addio, Laura adorata, io vado verso l’ignoto, la gloria o l’oblio, sii forte, onesta, generosa, inflessibile, Laura santa. Il mio ultimo bacio a te che comprende tutti gli affetti miei, la famiglia, la casa, la patria, i figli.

Addio

Pino”

Con questa noi le rispondiamo, “sergente di Hitler”. Non con insulti. Ma con la dolcezza e la sofferenza di Pino. E degli altri milioni di uomini e donne come lui che quelle piscine, quei teatri, no, non li hanno mai visti.