GOVERNO AL BIVIO TRA TENSIONI E FIBRILLAZIONI

DI  FRANCO FREDIANI

 

E’ il governo dell’eterno conflitto. Ogni giorno è una battaglia, si vive alla giornata. Franceschini dopo la riunione del Gruppo cerca di tener duro ma confidare nel buonsenso è utopia allo stato puro.
L’evidenza non si può negare, è solo Conte a tenere la barra a dritta. L’egocentrismo del capo dei 5Stelle è smisurato e tutto ciò che Conte fa è rapportato alla sua caparbietà di correre in solitaria alle Regionali. Mentre il Premier cerca la sintesi, la quadra del cerchio, che poi sottolinea come quando afferma che “l’asse con il PD è nei fatti”, Di Maio reagisce stizzito confidando ai fedelissimi che proprio Conte sta mettendo i bastoni tra le ruote ai progetti (ma di quale progetti parla?) del Movimento. Diversa è l’atmosfera che si respira in casa Dem. Zingaretti è soddisfatto non solo del vero buonsenso dimostrato dal Capo del Governo e del suo lavoro, ma anche dalle risposte date ad una opposizione disposta a tutto pur di ritornare in sella.
Si combatte su più fronti, questo è fuori da ogni dubbio. Le direttrici sono principalmente la tenuta ed il rilancio del governo, attraverso quello che Conte annuncia come cronoprogramma. Sa quello che dice e lo porta avanti con coraggio. Che si voglia o meno, resta l’unico punto fermo in un vortice di tensioni e di tira e molla. Capisce bene che l’azione di governo non può essere scissa dalle Regionali e cerca di farlo capire pur non esplicitandolo. Una sorta di “parlare a nuora perché suocera intenda”.
Ma la suocera (Di Maio), non vuole saperne d’intendere!
Inutile girarci intorno, il vero tormento di questo governo è la situazione in cui si trovano i 5Stelle. Più precisamente il braccio di ferro che Di Maio cerca di mantenere con il Premier, che a suo dire è “troppo spalmato sul PD”.

E’ avvilente assistere ad una rappresentazione che presenta questioni politiche soltanto a tratti. Nessuno o quasi, è contento del MES; ma tutti condividono la prospettiva di migliorare qualcosa di questa risoluzione. Tutto a posto allora? Lo sarebbe se prevalesse il buonsenso, o meglio, il senso dello Stato, tanto da permettere al ministro Gualtieri e a Conte, di limare le parti “limabili”, senza imporre assilli o atteggiamenti ostili. L’Italia tutta osserva, ed a nessuno sfugge che mentre Conte parla alla Camera, l’unico che ha lo sguardo fisso e non applaude è il capo politico del Movimento; così come non passa inosservata l’assenza del Ministro degli Esteri e di alcuni senatori pentastellati durante la replica al Senato.
Così, tra uno sguardo truce e una sufficienza ostentata, la politica saltella in attesa delle date fatidiche: quelle del 4 dicembre – quando Gualtieri parteciperà alla seduta Europea che deciderà sul MES – e poi il 10 e l’11, quando Conte si ripresenterà alle camere.
Nella lotta fratricida c’è però un NON insignificante particolare: nessuno ignora il fatto che la caduta del governo sarebbe un disastro sicuro, e non gioverebbe ad alcuno.
Per questo Renzi, preoccupato della sua non felice situazione personale tra prestiti e indagini, Di Maio, altrettanto per la consapevolezza del rischio di precipitare in un tunnel senza uscita, e i Democratici, lucidamente preoccupati ma forse con qualche ragione in più per confidare in un riallineamento anche last minutes, attendono prima “buone notizie” da Gualtieri (se magari riesce a strappare uno slittamento o uno stop alla decisione Europea) e poi una linea del Piave rappresentata dal ritorno del Premier alle camere.
In sintesi, la “salute” manca a tutti – maggioranza e opposizione – con le forze che per vicende varie non permettono, probabilmente, uno scontro finale sul quale nessuno sarebbe in grado di garantire l’esito vittorioso.