LIBANO. PAESE A RISCHIO COLLASSO. LA SITUAZIONE ECONOMICA IN BREVE DOPO 48 GIORNI DI PROTESTE

DI LORENZO FORLANI

(AGI)

Dopo un meeting con il presidente della Repubblica Michel Aoun, il governatore della Banca centrale libanese, Riad Salameh, è pronto ad introdurre prossimamente un meccanismo per abbattere i tassi di interesse sui depositi e sui prestiti in dollari e in lire libanesi a partire dal 2020. Lo ha riferito una fonte del settore bancario al quotidiano Daily Star, il quale ha aggiunto che con la misura in essere, i tassi di interesse sui depositi in dollari non dovrebbero superare il 5,5%. Negli ultimi anni i tassi di interesse sui depositi erano schizzati alle stelle, con alcuni istituti che arrivavano a garantire tra il 12 e il 14% sui depositi in dollari che superassero il milione.

La paralisi politica, l’incapacità di avviare riforme strutturali e la protesta in corso in tutto il paese da quasi cinquanta giorni hanno aggravato i problemi finanziari e monetari del Libano. Ammonta a circa 4 miliardi di dollari il totale dei depositi ritirati dalle banche commerciali del paese dallo scorso settembre, a causa della crescente instabilità politica ed economica. Gli esperti temono che la cifra possa essere anche superiore, anche se buona parte di questi capitali sarebbero rimasti all’interno del Libano.

La crisi in corso ha danneggiato il tasso di cambio tra lira e dollaro: fino a due mesi fa un dollaro si cambiava con 1500 lire libanesi: oggi si viaggia tra i 1900 e i 2200, con le banche che da tre settimane hanno imposto un limite di 4000 dollari mensili ai prelievi. Particolarmente complicata la situazione per tutti i libanesi che ricevono i loro stipendi in lire libanesi.

Circa il 70% dei libanesi ha un reddito in lire e il sistema fiscale di fatto non funziona, essendo basato in gran parte su tasse indirette (quelle sui consumi, per loro natura regressive e inique, colpendo ricchi e poveri allo stesso modo): circa il 60% delle entrate fiscali è costituito dall’IVA. In Libano, secondo le Nazioni Unite, l’1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza, e il 20% dei depositi bancari complessivi, nel 2017, era concentrato in circa 1600 conti correnti (circa lo 0,1% del totale dei conti).

Il Paese dei Cedri fa i conti con una crisi economica senza precedenti, la cui soluzione è resa ancor più urgente dall’esplosione delle proteste in tutto il Paese, iniziate lo scorso 17 ottobre. La crescita del Paese è rallentata fino a fermarsi negli ultimi anni, la disoccupazione – sopratutto quella giovanile, oggi al 40% – è cresciuta, così come l’inflazione, e tutto risulta aggravato dalla complicata situazione fiscale, dall’alto indebitamento e dal doppio deficit (commerciale e di budget), oltre che dalla crisi di liquidità nelle banche.

Gli istituti bancari in Libano hanno realizzato profitti record negli scorsi anni: nel 2017 la Audi Bank con 560 milioni di dollari, la Blom Bank con 730, hanno fatto registrare profitti superiori a banche come Standard and Chartered. I profitti totali delle prime 14 banche libanesi costituiscono circa il 4,5% del Pil nazionale, percentuale che in Gran Bretagna è dell’1%, in Germania dello 0,2% e negli Stati Uniti dello 0,9%. Con questi profitti le banche hanno finanziato anche il settore pubblico, in alcuni casi usando i depositi dei correntisti per finanziare il debito (strategia che va contro le regole basilari sul risk management e sulla diversificazione). In molti chiedono con crescente insistenza che le banche contribuiscano coi loro capitali alla soluzione della crisi.

Il Paese – come ha spiegato nei giorni scorsi ai media locali Adel Afiouni, ministro di Stato reggente per gli investimenti e la tecnologia, che in passato ha lavorato come banchiere al Credit Suisse – ha bisogno di avviare urgentemente un piano che riduca il deficit fiscale, che delinei un piano di prestiti chiaro e che implementi le adeguate misure di sicurezza sociale a favore delle categorie della popolazione più vulnerabili.

Secondo Afiouni, la priorità è un piano finanziario per rendere il debito sostenibile, perché “la attuale traiettoria del governo è insostenibile”. Ciò dovrebbe passare anzitutto per una riduzione del deficit di budget, accompagnata da un piano di medio termine credibile, che finanzi le spese prioritarie del governo nei prossimi anni. Allo stato attuale, le condizioni del mercato rendono quasi impossibile al governo l’accesso al mercato dei bond per finanziare le spese, motivo per cui l’esecutivo ha sempre fatto ricorso alle riserve della Banca centrale per ripagare il suo debito, misura considerata molto poco sana. (AGI) LBY