L’ISIS NON E’ FINITO, STA DIVENTANDO UNA COSA NUOVA

DI LORENZO FORLANI

Su Abu Ibrahim Al Hashimi al Quraishi – nominato dal Consiglio della Shura dell’Isis nuovo leader del gruppo, cinque giorni dopo l’uccisione di Al Baghdadi – si sa poco e nulla: le informazioni che circolano sul suo conto sono ben poche, e le ipotesi conducono a piste molto diverse tra loro. Secondo Hanna Allam, giornalista di Buzzfeed, sul suo conto non esiste alcun dato certo: né un nome, né età, né nazionalità, né una foto del suo volto, nulla.

Secondo Jason Blazakis del Middlebury Insitute of International studies di Monterey, e con un passato da consulente anti terrorismo al Dipartimento di Stato americano, potrebbe trattarsi invece del nome di battaglia assunto da Amir Muhammad Said Abdel Rahman al Mawla, anche noto come Hajj Abdallah, sul quale gli Stati uniti hanno diffuso una taglia da 5 milioni di dollari. Hajj Abdallah, come Al Baghdadi, ha una formazione religiosa, anche lui ha un passato in Al Qaeda, e secondo alcune fonti era uno stretto confidente dell’ex capo dell’Isis, conosciuto durante la prigionia a Camp Bucca.

Secondo il giornalista e autore del libro The Digital Caliphate, Abdel Bari Atwan, invece, su Al Quraishi qualcosa di più preciso si sa: si tratterebbe di un iracheno nativo di Tel Afaar, città del nord a maggioranza turkmena, una delle prime catturate dagli uomini di Al Baghdadi dopo la proclamazione del Califfato nel giugno 2014, e tornata sotto il controllo dell’Esercito iracheno ad agosto 2017.

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Un uomo con enorme esperienza militare, maturata non solo nelle vesti di “vice di Al Baghdadi” in questi anni, e ancor prima nella partecipazione all’insurrezione contro l’invasione americana dell’Iraq, ma anche come ex membro dell’Esercito iracheno ai tempi di Saddam Hussein. Un profilo interamente militare, insomma, per una figura che secondo Atwan avrebbe “scarso carisma” proprio come il defunto leader dell’Isis, che nel corso della sua traiettoria è apparso in video due sole volte, diffondendo poi un totale di quattordici messaggi audio in quasi 10 anni.

Il motivo per cui sul conto di Abu Ibrahim Al Hashimi Al Quraishi ci sono poche informazioni – come ce n’erano poche al tempo dell’ascesa di Al Baghdadi -, e per cui potrebbe non trattarsi del citato Hajj Abdallah, lo ha spiegato Rita Katz del Site Intelligence Group: “Per l’Isis, un qualunque successore che (al momento della nomina) sia già noto al mondo sarebbe costretto da subito ad esercitare il suo mandato in condizioni di grande vulnerabilità e insicurezza”.

Qualcosa sull’intenzione dell’Isis di mantenere un ruolo apicale nel mondo del jihad globalista ce lo suggerisce forse la ridondanza del suo nome: se l’appellativo “Al Baghdadi” intendeva evocare l’ambizione di riportare Baghdad ai fasti del Califfato abbaside, e quello di Abu Bakr il primo successore del Profeta Muhammad, i nomi “Al Hashimi” e “Al Quraishi” fanno entrambi riferimento all’esplicita discendenza dal fondatore dell’Islam, che era appunto un membro della tribù Quraish – la cui maggioranza gli si rivoltò poi contro – ma anche di uno dei clan da essa originato, cioè quello degli Hashim (Banu Hashim, “figli di Hashim”).

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Al netto delle speculazioni, quello dell’identità del nuovo leader dell’Isis potrebbe non essere il punto. Pur avendo raggiunto con l’Isis degli obiettivi senza precedenti nell’orbita jihadista – controllando per un lungo periodo un territorio esteso come la Gran Bretagna -, il peso effettivo di Al Baghdadi all’interno di una struttura complessa come l’Isis – basata più su una ideologia e un progetto politico che non su una figura carismatica – non è paragonabile a quello che aveva Bin Laden in Al Qaeda. Quella di Al Baghdadi era una figura dai tratti simbolici, la cui ascesa era conseguenza della decisione dell’Isis di conquistare e amministrare un territorio, anziché dedicarsi esclusivamente ad azioni terroristiche.

Gli affari correnti nei territori del Califfato erano delegati ad una serie di luogotenenti, così come una serie di importanti battaglie, e la perdita di quegli stessi territori, secondo alcuni, avrebbe automaticamente posto fine – nell’ottica dell’ortodossia islamica – alla fedeltà (Bay’a) che i membri dell’organizzazione devono ad un dato leader. Anche se non va dimenticato che Al Baghdadi ha avuto anche un suo protagonismo operativo, se è vero che è stato presente e parte attiva nel massacro degli sciiti a Camp Speicher, in quello dei membri delle tribù sunnite Shaitat e nello stupro di massa delle donne yazide.

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