GLI ITALIANI INSICURI VOGLIONO L’ UOMO FORTE. FOTOGRAFIA IMPIETOSA DEL CENSIS

DI MARINA NERI

Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) fornisce il suo 53 esimo rapporto annuale fotografando la realtà italiana. Il quadro che ne emerge è realisticamente drammatico. Un impietoso sguardo agli ultimi tre anni riassunti in tre parole cardine: anno 2017 era l’ anno in cui emergeva l’ essere “rancoroso”di una elevata percentuale di italiani, il 2018 era l’ anno della “cattiveria” come elemento psicologicamente dominante, il 2019 è l’ anno della “insicurezza” che si trasforma in chiusura ed egoismo.

Le tensioni sociali, il lavoro sempre più precarizzato, sebbene in aumento come tasso di occupazione in realtà svilito nella sua dignità , ingenerano ansia che attanaglia gli italiani che percepiscono il loro vivere come una costante esposizione a svariati pericoli.

Aumenta la paura dello straniero avvertito come potenziale nemico e concorrente sotto il profilo economico. Il welfare in crisi al pari della sostenibilità economica ha innescato un effetto domino al punto da coinvolgere operai, imprenditori e liberi professionisti in un meccanismo perverso che stritola ogni anelito di ottimismo per fare scadere nel pessimismo e nello smarrimento.

L’ italiano si percepisce ” solo”, abbandonato. La crisi economica costituisce un tunnel da cui le famiglie non riescono a uscire e la fotografia scattata fa emergere una Italia che non fa più del “mattone” l’ investimento più agognato per il futuro, anzi ritiene la “casa”, per la tassazione cui è costantemente sottoposta, un “costo” inutile.

Una Italia che non confida più nei bot e nei titoli di stato “strumenti che rispondevano alla domanda sociale di futuro e che sono lentamente usciti dal dna italiano”.

Regge ancora la visione europeista, l’euro soppianta il ricordo nostalgico della lira, sebbene si assesta al venti per cento una fetta di popolazione che non disdegnerebbe una Italiexit.
Sotto il venti per cento gli italiani che “parlano di politica”. Il trend sale a circa il 40 per cento degli italiani che “ascoltano la politica ” e la guardano in TV. Le trasmissioni televisive a sfondo politico superano, infatti,palinsesti televisivi come lo sport che si assesta al 39 per cento o la cronaca nera al ventinove per cento o il gossip al diciotto per cento. La motivazione della predilezione della politica “vista” alla TV è da ricercare, prosegue il rapporto, nella trasformazione della stessa in una sorta di tifo da stadio. La politica in televisione è percepita alla stregua di una fiction.

Il disinteresse e il disamore del cittadino per la politica attiva tornano a costituire la norma. A conferma dello iato fra cittadino e politica è la costante espansione dell’area dell’ astensionismo alle elezioni. Per il quarantaquattro per cento dei cittadini i politici sono avulsi dalla realtà, chiusi nella propaganda al punto da non riuscire a dare risposte concrete alle loro paure concretizzate
nei timori relativi al lavoro, al risparmio, alla sopravvivenza quotidiana.

Una politica lontana anche dalle tematiche care, invece, ai giovani quali ambiente, mutamenti climatici e welfare. L’ Italia che emerge dal rapporto è un paese spaventato, che consuma molti antidepressivi e ansiolitici , che vorrebbe chiudere i porti, chiudersi in casa e aprirsi al mondo solo virtualmente.

Lo smartphone,sottolinea il Censis nel suo rapporto,è il vero protagonista dell’ ultimo decennio.È in atto una idolatria verso l’icona del futuro. Si è passati in un decennio dal 15 per cento dei fruitori della telefonia mobile alla percentuale vicina all’ottanta per cento del 2019.

Il cellulare, secondo il rapporto, accompagna il sorgere del sole e scandisce i nostri risvegli, ci segue nella nostra quotidianità ed è l’ ultimo oblò sul mondo la sera prima di addormentarci.

Un popolo ad essere eroi, poeti e sognanti navigatori, divenuto una sorta di controfigura di se stesso, tremebondo e insicuro e sempre più ignorante.

Pochi laureati,incremento dell’analfabetismo di ritorno, numerosi casi di abbandono scolastico, bassi livelli di competenze, scarsa conoscenza delle lingue.

Queste alcune delle criticità del sistema educativo italiano.

Alla fine i nodi vengono al pettine. E lì dove la ragione dorme e la cultura langue, lentamente ma inesorabilmente, nascono i mostri. Lo scrisse la Storia e furono pagine indelebili anche se l’ oblio seppellisce il ricordo che è il pungolo di ogni civiltà. Ed ecco che ignoranza dilagante e insicurezza indotta e percepita creano il miscuglio adatto perché i corsi e i ricorsi abbiano terreno fertile.

Il rapporto Censis è lapidario: il 48 per cento della popolazione italiana auspica l’ avvento dell’uomo forte al comando del paese!

Quasi la metà della popolazione!

Spaventata dalla realtà o indottrinata da una cura di messaggi subliminali giornalmente propinata in cui il diverso è responsabile del declino, lo straniero è l’ untore?

– Il 48 per cento degli italiani che auspicano l’ avvento dell’uomo forte al comando non c’ era quando c’ era l’ uomo forte.. parla di qualcosa che non conosce…- questa la risposta di Liliana Segre, senatrice e sopravvissuta alla Shoah.

In visita al Memoriale della Shoah a Milano lei ha scolpito nel cuore il ricordo dell’uomo forte e sa che solo la Cultura consente il riscatto dalle aberrazioni umane.

Senza si ritorna all’ homo lupus homini, magari con lo smartphone fra le fauci.