«L’ANGELO DI MILANO» SI CHIAMA ROBERTO BAGNATO.UN VERO UOMO

DI LEONARDO CECCHI

54 anni. Gestivi un bar. Poi arrivò la notizia: tumore maligno. Iniziò il calvario. Con il lavoro non ce la facevi più. Smettesti ma i soldi per curarti ti servivano ugualmente. Allora che hai fatto? Li hai presi in prestito. Perché volevi lottare e i soldi ti servono per farlo. Ma a volte le cose precipitano e non sai neanche come. E così, d’un tratto, ti sei ritrovato solo. Disoccupato, carico di debiti. Malato e vicino ai 60. A dormire in macchina, perché la casa te l’hanno portata via. E’ il capolinea.

Ma poi, un giorno, qualcuno bussa alla portiera di quella macchina. Magari pensi sia un ragazzino che vuole infastidirti. O, dati i tempi, qualcuno che vede nel tuo non avere più dove vivere una colpa. Ma poi noti che è solo un uomo. Un uomo che non ha un fare aggressivo. Non ti insulta. Non ti deride. Ti parla anzi con calma. Tu ascolti. Forse un po’ incredulo. Ma ascolti. E cosa succede dopo? Che la tua vita cambia. Da quel giorno, non vivi più in macchina. Vivi in un appartamento pagato da quell’uomo. Di cui, dopo, non hai rivelato niente alla stampa che è accorsa a chiederti cosa è accaduto: nome, identità. La conversazione che avete avuto. Neanche la voce. Solo che ti ha salvato. Perché te l’ha chiesto lui: non dire niente. Per favore.

E come a te, quell’uomo quel “favore” l’ha chiesto a tanti altri. Perché ne ha salvati tanti altri. Tantissimi. Per 15 anni. Nell’anonimato completo, totale.

Noemi, pensionata con debiti, che non poteva permettersi un frigorifero ed a cui la banca aveva bloccato il conto. Ecco che arriva l’angelo: «Andiamo in banca a mettere in salvo il conto». Salvatore, che si era indebitato per far studiare i figli. E ancora Mohamed, Anna, Virginia. Sono centinaia. Centinaia di persone di ogni sesso, colore e nazionalità che quell’uomo ha aiutato. Lui, l’angelo di Milano. Senza fiatare, senza chiedere niente. Né gratitudine né visibilità. Niente. “L’angelo invisibile di Milano”, lo chiamavano.

Fino ad oggi. Perché oggi, dopo tanti anni, quell’angelo ha deciso di rivelarci il suo nome. Si chiama Roberto Bagnato. E’ dal 2004 che aiuta chi ne ha bisogno. Ed ha scelto di rivelare la sua identità alla 34/ma Giornata mondiale del volontariato. In pubblico. Ed è stato giusto così. Davvero. Perché anche quello, in fondo, è stato un gesto di solidarietà. Forse addirittura il più importante: perché, specialmente in questi tempi barbari, dove ogni giorno le giornate diventano più grigie a causa dell’odio che ci ritroviamo a dover affrontare, ci ha consentito di guardare in faccia, di riconoscere non un vero angelo.

Ma un vero Uomo.