SE NON SAI COSA DIRE GENERA LA TUA OPINIONE, CON UN CLIC

DI FLAVIO FUSI

«Parliamo di Ilva, parliamo della de-industrializzazione del nostro Paese. Tu non hai capito nulla: altro che inadeguatezza della politica italiana: è la Germania di Angela Merkel (!) che da quaranta anni ci devasta e ci condanna ad essere il fanalino di coda dell’ Europa». Così mi rampogna su Facebook un antico compagno di scuola, perso da quaranta anni nei gorghi del tempo. Trasecolo: ieri lo stesso personaggio – un pacifico pensionato – mi ha brevemente aggiornato sulle mire espansionistiche della Corea del Nord e ieri l’altro ha espresso il suo definitivo pensiero sull’ultimo film di Bong Joon Ho, prendendosela di brutto con uno sconosciuto rivale.

Non è il solo, questo mio vecchio amico. Da mesi, da anni, siamo assediati da un esercito di noti e ignoti specialisti che ci aggiornano sui più roventi argomenti di attualità. L’agorà elettronica è un giardino fiorito di esperti tuttologi che duellano tra loro e dispensano certezze senza appello. Vergognati, mi dico: la tua esperienza del mondo, i tuoi viaggi, i tuoi studi, le tue letture, puoi “buttarle nel cesso”, come cantava Lucio Dalla. Mettiti al lavoro, dunque, immergiti ogni giorno nella miracolosa cornucopia della rete, diventa anche tu un esperto di tutto, un maestro del pensiero breve, un duellante dell’aforisma.

Così, navigando e bordeggiando, ecco che mi imbatto in un prezioso blog che promette di risolvere tutti i miei problemi. Si chiama gerador de opinìoes sobre temas sensìveis, generatore di opinioni sui temi di attualità, ed è gestito dal giornalista brasiliano Rafael Capanema. Le istruzioni per l’uso di questo straordinario strumento sono semplicissime: «se non sai cosa dire sulla situazione in Bolivia o in Cile, se non sai cosa dire sulla liberazione di Lula, se non sai cosa dire sul riscaldamento globale, ma vuoi partecipare al dibattito pubblico, usa questo generatore e clicca qui in basso».

Digito dunque Donald Trump, e interrogo il generatore. Ecco la prima opinione: «il presidente americano è una spia della Russia, un burattino nelle mani di Putin». Ma l’algoritmo mi invita a generare una nuova opinione con un secondo clic. Ed ecco: «il presidente americano è un vero patriota, vittima di un complotto dei democratici che vogliono farlo apparire un traditore». Per i più raffinati, ecco poi una terza opinione che argomenta puntigliosamente, risalendo ai tempi della guerra civile e del generale Grant. Vuoi irrompere ora nel dibattito acceso attorno alla situazione boliviana? Ecco un’opinione appena sfornata: «si tratta di un complotto ordito dall’internazionale capitalista contro l’eco-socialismo di Evo Morales». Ma anche: «Evo Morales è un indio che nemmeno è nato in Bolivia, e la rivolta contro di lui rappresenta il trionfo della democrazia».

Non ci credete? Credete che Rafael Capanema sia un nome di fantasia? Andate a cercare sul sito del giornale “Folha de S. Paulo” e vedrete il giornalista in carne, ossa e barba. Dite che il “generatore” è solo una provocazione, uno sberleffo ironico? Forse, anzi quasi certamente, ma lasciatemi aggiungere che oggi vero e falso sono categorie ormai superate. Sull’antiquato territorio della letteratura le contestò decenni fa anche Jorge Luis Borges, inventando e stilando la biografia di Bustos Domeq, scrittore inesistente, che a sua volta inventò Isidro Parodi, detenuto-investigatore inesistente, che in cella -pur inesistente- discuteva amabilmente con lo stesso Borges.

Appurato dunque che la verità è un orpello, e che la differenza tra vero e falso è solo un “apostrofo rosa”, basta un semplice clic e anche io mi posso trasformare in un combattente della rete. Potrò rispondere per esempio al mio vecchio compagno di scuola che la produzione dell’Ilva va alla grande, ma che gli italiani la vogliono chiudere proprio per fare un dispetto alla Merkel.

Non mi vergogno della mia nuova identità: come dice appunto Rafael Capanema, «Internet è un prodigio dei nostri tempi: ci ha concesso il privilegio di passare l’intera giornata leggendo e ascoltando le opinioni di persone che non hanno la minima idea di ciò di cui stanno parlando». Una totale e pervasiva democrazia, in cui ognuno di noi può scrivere ed esprimere opinioni su qualsiasi argomento che non conosce.

Eppure qualcosa in me si ribella, e dal polveroso, libresco passato emerge faticosamente il monito di Ludwig Wittgenstein: «su ciò di cui non si può parlare, occorre tacere». È solo un mancamento, una leggera vertigine, dalla quale occorre riprendersi subito, per digitare la prima opinione pret a porter sull’ antico filosofo: «un ebreuccio che non si è mai laureato e ha scritto un solo libro, incomprensibile» Ma anche no: basta cliccare sulla seconda opinione.