CHE FINE HA FATTO BERNADETTE? CATE BLANCHETT IN CRISI TRA I GHIACCI

DI LUCA MARTINI

Dobbiamo preoccuparci per Bernadette (Cate Blanchett), già precoce genio dell’architettura, che è una forty something in sonno lavorativo da vent’anni e forse al culmine della sociopatia in quel di Seattle?

Ma no, divide una casa eccentrica fatta da sé e piena di sorprese come un castello con il marito stakanov-informatico e la figlia eco-liceale: il tempo del successo (bruciante è il caso di dirlo) a Los Angeles sembra un periodo concluso, per Bernadette, e da tenere sotto il vetro dei ricordi o semmai, tipo la polvere, da nascondere sotto il tappeto.

Ma la ragazzina, l’occhialuta e secchiona Bee, chiede per regalo un viaggio di famiglia in Antartide e si sa, se in una commedia – o in un mystery comedy drama, come il film è etichettato – entrano pure di sguincio un po’ di pinguini, aumentano il brio e la simpatia. O almeno così dovrebbe succedere.

Il poliedrico Richard Linklater, sessantenne di Houston – una carriera che varia dai docu a School of Rock, a interessanti esperimenti su cinema e tempo reale, come Boyhood e la trilogia degli amanti di Before Dawn – sembra qui incerto se scegliere la strada dei cliché o fidarsi della sua verve eccentrica. Rimane al mezzo e non convince, confezionando un prodotto svelto, fin troppo scorrevole, ma alfine gradevole pur se lunghetto (130 minuti). Non ha convinto soprattutto la critica statunitense che, dopo aver bruciato l’incenso per Boyhood, e forse proprio per la delusione nel raffronto, ha decretato pollice verso.

Linklater del resto, per larghi tratti, si affida troppo, neanche fosse il pilota automatico, al carisma di Cate Blanchett (50 e non si vedono), qui in collaudata parte di intellettuale elegante e no logo, pronta a nascondersi dietro a occhialoni neri stile Anna Wintour: affascinante e scorbutica, la sua Bernadette coltiva idiosincrasie e litigi, fino a distruggere per noia e noncuranza la villa della vicina. Solo molto in ritardo si accorge (insieme al pubblico) di essere andata ben oltre l’orlo di una depressione profonda.

Linklater però non si spaventa di fronte alle diagnosi e fa risorgere Bernadette quasi subito con il solido gancio narrativo che tiene appeso tutto il film (c’entrano i pinguini). Ah, l’Antartide, ah sì, solo lì i cuori possono sgelarsi. Specie sotto Natale, e quando si porta, guarda caso, il nome della visionaria santa di Lourdes. Per saperne qualcosa di più, qui.