ADDIO, MASSIMO BERTARELLI

DI GIOVANNI BOGANI

 

Mi piacerebbe essere spiritoso come te,
e fare una stroncatura di questo momento,
come fosse uno di quei film che ti rompevano i coglioni.
Ma non mi riesce, non mi riesce trovare niente di spiritoso.
Era un po’ che volevo chiamarti, non ti vedevo più nei collegamenti da Milano, e non mi davi più l’occasione di ridere, perché avevo appena sentito una cosa che nessun altro avrebbe avuto il coraggio di dire.
Facevi pensare a un curioso paradosso: parlavi male di (quasi) tutti i film, senza pietà, senza giri di parole, e si capiva che in realtà rispettavi molto le persone.

Ero stato in Sudafrica con te e altri colleghi,
in uno degli ultimi cinepanettoni “ricchi”: De Laurentiis invitò
i giornalisti in mezzo alla savana, e ci finii anche io.
Parlammo di commedia all’italiana, li conoscevi tutti quei film,
eri un cultore assoluto dell’humour degli anni ’60.
Eri gentile, riservato, modesto.

Davvero, vorrei trovare un distico lapidario come nelle tue recensioni, e darti un brutto voto, come facevi tu a certi capolavori – 4 a “Mommy” di Dolan! Ma quello che mi resta è il tuo evidentissimo amore per il cinema, e la tua abnegazione nel vedere ogni settimana tonnellate di film per “Cinematografo”, e stare lì come un soldatino ad aspettare il tuo turno, senza mai occupare un secondo di più nei tuoi interventi.

E quindi, anche se hai dato 4 a Dolan, e di Juliette Binoche hai detto che è “spelacchiata”, io vorrei darti un grande abbraccio. E mi mangio le mani per non avere avuto il coraggio di chiamarti, nelle scorse settimane.

Un grande abbraccio, Massimo Bertarelli. Critico attento, persona onesta, professionista generoso.