SULLA NOSTALGIA DELLA MELONI DI UNA POLITICA PROFONDA OGGI SCONOSCIUTA

DI LEONARDO CECCHI

La Meloni oggi rilascia un’intervista dove afferma di avere nostalgia dei tempi in cui “la politica aveva una profondità e un livello che oggi si incontra più difficilmente”.

Cara Giorgia, per rispondere a questa tua affermazione non si sa neanche da dove iniziare. Ma ci proviamo comunque.

Vedi, devi sapere che la profondità ed il livello di cui tu parli, Giorgia, ha iniziato ad abbassarsi – vertiginosamente – con un governo di cui tu, proprio tu che oggi ti lamenti, hai fatto orgogliosamente parte: quello Berlusconi. Il bunga bunga, le leggi ad personam, le olgettine. L’Italia divenuta barzelletta del mondo. Te lo ricordi tutto questo? Fu la politica di cui tu facevi parte a renderlo possibile.

Poi, finita l’epoca Berlusconi, è arrivata l’epoca sovranista. Che non ti ha più visto come semplice complice. Ma come protagonista. E in quest’epoca siete stati voi ed i vostri compari ad abbassare nuovamente il livello e la profondità della politica.
E lo avete fatto inondando (inondando!) il Paese con una retorica ed una propaganda così bassa, becera e volgare da divenire una vera e propria pestilenza. Pestilenza alimentata da cose come lo sfruttamento mediatico di Bibbiano, una delle pagine più nere della storia politica di questo Paese. La retorica e la propaganda, bassissima, sugli immigrati negli hotel contrapposti ai terremotati nelle tende. La vergognosa pagina su Liliana Segre. E poi ancora e ancora. Non si contano le volte in cui voi avete abbassato il livello diffondendo una retorica pestilenziale. Ed a riprova di questo abbrutimento che voi avete portato, ogni giorno, da mesi, migliaia di persone scendono in piazza per contestare il vostro modo di fare politica. Il vostro. Non il nostro.

Perché la verità, cara Giorgia, è che a voi conveniva abbassare il livello. Perché così sarebbe stato più facile raccogliere consenso. Per questo non crediamo, oggi, alle tue parole. Alla tua nostalgia. Perché, sinceramente, quelle parole sembrano l’ennesimo tentativo di coprire la triste verità: quella che ci dice che siete voi ad abbassare, volutamente, il livello della politica.

E per quante scuse accampiate, è ora che capiate che la gente, lentamente, se ne sta accorgendo. Per questo scende in piazza a dirvelo. A dirvelo chiaramente.