“LA DEA FORTUNA”, DI FERZAN OZPETEK, CON UNA INEDITA COPPIA STEFANO ACCORSI E EDOARDO LEO NELLE SALE DAL 19 DICEMBRE

 

DI TOTO TORRI

“Mamma, li turchi, aiuto”, una frase che spesso si sentiva e tuttora, viene usata, in particolare nella Roma testaccina, trasteverina, Campo de’ Fiori. Una frase più ironica, ma sempre di aiuto.
In verità, è arrivato un turco a Roma, da moltissimi anni, Ferzan Ozpetek e ha fatto fortuna nel nostro paese, è naturalizzato italiano, studi alla Sapienza dal 1976, su suggerimento di sua madre, Storia del Cinema, Scuola d’Arte Drammatica, ha iniziato il mestiere come aiuto, poi sceneggiatore, regista.
“La dea fortuna”, è il suo tredicesimo film, dopo “Saturno contro, Le Fate ignoranti, Mine vaganti, il primo film, Il Bagno Turco”. Raccogliendo sempre, un buon riscontro al botteghino e attingendo il meglio del nostro cinema, ha guadagnato importanti riconoscimenti, David di Donatello,Nastri d’Argento, Ciak, Globi.
In questi giorni, dal 19 dicembre, sarà in sala con un film Warner, “La dea fortuna,” con Stefano Accorsi, con il quale ha lavorato altre due volte ed ora con Edoardo Leo, un sensibile e serio professionista, con un buon bagaglio artistico, una settantina fra film e fiction, attore, sceneggiatore e anche regista dei suoi lavori.
Edoardo, con sincerità, si è confessato a “Verissimo”, in compagnia del suo nuovo compagno di viaggio Stefano Accorsi, che ha già ricevuto importanti riconoscimenti e deve, curiosamente, la sua prima grande popolarità, ad una pubblicità di una marca di gelati: “Per girare la scena fondamentale di quello spot, avrò ingoiato una ventina di gelati , Maxibon, tanto che all’epoca giravo per Bologna, mi riconoscevano tutti, “ciao , Maxibon”.
Stefano Accorsi, arriva dal successo recente, il terzo episodio della trilogia, 1994 e da una fiction, Enrico Piaggio, l’inventore della Vespa, il primo due ruote che rese indipendente l’uomo.
Edoardo Leo, felice di lavorare con Accorsi, un attore bravo e certamente più popolare, più presente, più convinto del mestiere che fa e meno timido di Edoardo.
“La dea fortuna”, è un film di grande amore, stima, rispetto, dove ambedue i protagonisti sottolineano giustamente , l’ universalità dei sentimenti, che non sono assolutamente soltanto maschio e femmina ma sono un patrimonio di tutti.
Questa unione, fra Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo), è in crisi da tempo, vive un periodo di stanca, di noia, si rispettano, ma sentono il logorio del tempo. Accorsi è un laureato, costretto per vivere a fare il traduttore, Edoardo Leo, un lavoro più umile, di braccia, fa l’idraulico e ambedue, non hanno la forza di mollarsi, perché il sentimento fra loro, non è sparito.
Inaspettatamente, quasi manna dal cielo, arriva, Jasmine Trinca, Annamaria la migliore amica di Alessandro, che ha seri problemi di salute e con speranza affida i suoi due figli dodicenni, ad Alessandro, suo antico amico. Tale novità esalta i depressi in amore e sia Alessandro che Arturo si dividono volentieri il compito di accudire i due ragazzini, sentono che quella ventata di aria genuina, pulita, giovane, potrebbe essere la loro panacea.
Edoardo Leo, si è confessato, ancora, dalla Toffanin e alla vista di una vecchia sequenza con Proietti, si è commosso, “ Sono attore nel segno di Gigi , è stato il mio maestro e sto girando con affetto e in suo onore un lungo medio metraggio.“
La sua carriera di attore non è stata agevolata dai suoi genitori, che ritenevano quella professione una chimera, un capriccio del figlio, che invece doveva pensare seriamente al suo futuro, iscrivendosi all’ Università. ”Ma fu Gigi che mi incoraggiò, firmai un contratto dopo il provino e raccontai ai miei che avrei fatto una fiction con l ‘attore romano . Solo allora i mi capirono, che il mio antico capriccio, ero riuscito a trasformarlo in un lavoro.“
La medesima storia , gli è capitata con Ferzan Ozpetek, dopo che si erano conosciuti venti anni prima, con i complimenti del regista. Il cerchio si è chiuso, dopo un ventennio, ma Edoardo Leo, è un fatalista , ”le cose si chiudono, nel momento che debbono accadere”. E’ la sua filosofia, della quale ne è un convinto assertore.