MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’: ABBAIARE ALLA LUNA!

Quando la politica decide di diventare populista, questo rappresenta l’argine che maggiormente mette in pericolo tanto il funzionamento delle Istituzioni, ma soprattutto il buon senso delle persone.

Cerco di spiegarmi meglio e, attraverso qualche esempio, anche se con riferimenti ad episodi non recentissimi, meglio di mille parole possono spiegare l’arcano.

Qualche anno addietro, il nostro Paese, con alla guida il Governo di Mario Monti elargì un consistente contributo al c.d. Fondo salva Stati per arginare la profonda crisi finanziaria della Grecia. Dei circa 216 miliardi erogati alla Grecia in grave crisi irreversibile, ben 40 vennero sborsati dal nostro Paese.

All’epoca si disse, con dati di fatto che, il 95% degli aiuti erano andati a saldare i debiti con le banche tedesche e francesi e solo il 5%, era stato effettivamente  destinato alle esigenze del popolo ellenico.

Ricordo, per essere chiaro che un autorevole esponente della sinistra storica del nostro Paese, già Presidente del Consiglio Massimo D’Alema che, in varie comparsate televisive ebbe a dire: “I nostri soldi sono serviti per salvare le banche tedesche e francesi”.

Ancora oggi, per denigrare l’impostazione dell’attuale tentativo di riforma del Mes, un’altra autorevole  solona in gonnella, ripete spesso che gli oltre cento miliardi che l’Italia metterà a disposizione del Meccanismo Europeo di Stabilità, serviranno a salvare le banche tedesche e questo sarebbe un autentico furto per il popolo italiano.

In pratica, secondo questa singolare teoria, se io aiuto un amico a estinguere un debito con una banca per consentirgli di superare una grave difficoltà facendogli un prestito di 100mila euro, alla fine della giostra, non ho aiutato l’amico bensì la banca a rientrare dal suo credito.

Un po’ di chiarezza

Se è vero che già all’epoca del prestito di 40 miliardi erogati alla Grecia il 95% sarebbe servito a pagare i debiti che il popolo greco aveva con le banche tedesche e francesi, non si capisce dove sta il problema.

Da che mondo è mondo, quando interviene un terzo per salvare un società, un ente, una struttura giuridica od anche uno Stato, i soldi prestati vanno a coprire i debiti che quest’organismo in difficoltà ha con i propri creditori.

Insomma, con questi soldi, lo Stato che chiede l’aiuto pubblico ed intervento della Troika – Triumvirato composto da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione Europea – li utilizza per pagare i propri debiti di cui, dieci miliardi riguardanti esposizioni maturate con soggetti giuridici italiani.

L’aiuto, di per sé, rappresenta un prestito che lo Stato in difficoltà, sarà tenuto a restituire appena le proprie finanze lo permetteranno ovvero appena ritorna in bonis.

Analogie di sistema

Per meglio spiegare cosa possa significare l’aiuto pubblico a beneficio di un Paese, una banca o un soggetto in difficoltà, insieme a voi, voglio commentare al meglio le modalità con cui sono state affrontate le crisi bancarie nel nostro Paese, ricordando quello che è successo nell’Unione Banche Svizzere a dieci anni dalla crisi.

Parlo di un Gruppo bancario sull’orlo del baratro che, al pari di tante altre situazioni analoghe vissute su scala planetaria a cominciare dalla Stati Uniti d’America, focolaio della crisi finanziaria, è tornata in bonis restituendo, con gli interessi quanto la collettività aveva versato.

Dieci anni fa infatti, l’annuncio del tracollo del colosso bancario svizzero, venne visto come un fulmine a ciel  sereno per la gran parte degli svizzeri.

Con un comunicato diffuso poco prima delle sette di mattina, il 16 ottobre 2008 il Governo elvetico informava i cittadini che Ubs, la maggior banca del Paese, era sull’orlo del collasso e che quindi lo Stato sarebbe intervenuto in suo aiuto.

In quella occasione, sia pure con il senno del poi mi chiedo: quanti soloni della politica hanno criticato l’intervento pubblico delle Autorità svizzere?

L’Ubs, in pratica, allora come adesso, è stata sempre considerata  un’istituzione oltre che una banca nella Confederazione elvetica, era stata colpita duramente dall’onda lunga della crisi finanziaria legata ai mutui subprime Usa. Le autorità e la Banca nazionale svizzera (Bns) l’avevano messa sotto osservazione nei mesi precedenti, ma pochi pensavano che potesse davvero rischiare il fallimento.

A dieci anni di distanza il bilancio del salvataggio è positivo – la Confederazione e la Bns hanno riavuto da tempo i loro soldi e ci hanno guadagnato – ma il rischio all’epoca fece tremare le vene ai polsi anche nella quieta Svizzera.

Morale della storia

Ho voluto solo raccontare alcuni aneddoti della storia recente, parlando dei prestiti fatti alla Grecia (grazie ai quali ha potuto onorare i debiti con i propri creditori) ovvero,  dei nostri vicini svizzeri per dire, ai tanti detrattori nazionali che  a palle incrociate, hanno criticato la scelta dell’intervento pubblico, senza peraltro mai suggerire l’alternativa.

Quando l’intervento pubblico interessa un’azienda sana, fallita per una mala gestione – a cominciare dall’esercizio del credito senza garanzia mettendo a dura prova la solidità patrimoniale degli Istituti coinvolti – trattasi di un prestito doveroso per fare riprendere l’azienda cambiando l’assetto di governance della stessa.

Emblematica la storia della Parmalat che malgrado fosse un gigante mondiale di eccellenza e qualità alimentare subì le sorti del fallimento.

Avviato il commissariamento, è tornata in bonis dopo pochi anni a tutto vantaggio del sistema Paese e degli stessi risparmiatori.

L’economia è il nostro destino!