GRAN BRETAGNA, VITTORIA NEOLIBERISTA CON BORIS JOHNSON. ED E’ SUBITO BREXIT, O QUASI

DI ALBERTO TAROZZI

Giochi fatti per Boris Johnson, stando ai primi dati pervenuti. Vittoria a valanga. Brexit sulla dirittura d’arrivo secondo un percorso che ha oltrepassato il punto di non ritorno. Paiono non discutibili i margini sulle forze rivali che potrebbero permettere ai conservatori una maggioranza assoluta. (368 seggi su 650 secondo gli exit poll; per Corbyn solamente 191, mai così male).

D’altronde tutti i sondaggi parlavano chiaro. Corbyn e i lab sotto di oltre 5 punti, anche se in ripresa (poi fallita). Le incognite riguardavano il sistema elettorale britannico, simile a quello statunitense, dove si può risultare primi come numero di seggi, anche se sotto ai secondi quanto a voti. Per ognuno dei 650 seggi chi ha vinto vale 1 e gli altri 0, a prescindere dalla differenza in termine di voti. Trump sconfisse  Hillary pure avendo meno voti di lei, ma Jeremy resta comunque sotto a Boris. I giovani neo elettori non ribaltano i pronostici, probabilmente perché concentrati là dove, voto più voto meno, i lab avrebbero vinto comunque.

Per il resto movimenti incrociati che si neutralizzano a vicenda. Laburisti per la brexit che votano conservatore e neoliberisti (potenzialmente pro Johnson) che hanno preferito Corbyn a una leadership lib più europeista di  + europa, con relativo effetto Bonino e fuggi fuggi generale.

Ma tutto pare sia stato vano. Popolazione britannica stanca di tre anni e mezzo di tira e molla e desiderosa di “una botta e via”, capiti quel che capiti. La vittoria di Johnson evita una situazione di parlamento “appeso” con governo di minoranza dei lab e dei remainer scozzesi, che avrebbe preparato nuovi documenti e un nuovo referendum.

Tanti saluti ai nordirlandesi duri e puri che vengono sacrificati sull’altare della trattativa con la Ue. Il confine tra Belfast e Dublino resta leggero, come ai tempi del Regno Unito nella Ue. I protestanti irlandesi contestano Johnson, ma lui ricorda che la May è affondata per volere tenerseli stretti, ingombranti come una zavorra. Certo il nuovo governo non avrà i loro voti, ma pare non averne bisogno.

Qualche rimpianto lab per i voti persi sul fronte della comunità ebraica, che vive come indigeste le posizioni di almeno una parte dei laburisti.

Tramonta dunque la possibilità che, brexit a parte, si costituisca in Gran Bretagna un governo dalla parte degli ultimi. Che osava pure parlare di nazionalizzazioni, suscitando il sospetto di sovranismo anche in qualche europeista italiota sofferente di statofobia. Un peccato, secondo molti. Johnson è il simbolo di un liberismo economico classista, di un’alleanza sottomessa a Trump. Cui qualcuno sostiene pure faccia gola impadronirsi, sul libero mercato, di un sistema sanitario britannico alleggerito di controlli statuali.

Valga per tutti il rammarico di Vincenzo Scalia, cervello delle scienze sociali italiane docente all’Università di Winchester che su Fb si confida.

” Il Corriere parla di “tentazioni rosse” di Corbyn, vale a dire nazionalizzazioni e tassazione progressiva. Se veniste in Inghilterra, vi rendereste conto che non esiste un trasporto urbano moderno, a parte Londra, che comunque non rinnova la Tube da secoli, e qualche timido tram realizzato a Manchester, Birmingham e Nottingham. I treni continuamente sperimentano guasti, ritardi e cancellazioni, e sono vecchi di 20 anni. In ospedale ti mandano al servizio online per risparmiare utenti e personale, e la May voleva subappaltare palestre e centri commerciali, la TAC e le radiografie. L’Italia, per quanto economicamente in declino, rispetto all’Inghilterra ha ancora servizi pubblici decenti, e anche la Spagna e il Portogallo. Le scuole e le università  sfornano studenti che non sanno nemmeno chi fossero William Blake, i Beatles e la Thatcher (!). Gli alloggi pubblici, che nel 1979 erano il 42% del totale, oggi sono soltanto l’8%. Col risultato di una nazione che contrae continuamente mutui per studiare, comprare case, automobili, e consumare in overdraft (ovvero al di sopra del limite della carta di credito), passando la vita strozzata dagli interessi. I soldi vanno tutti a finanziare mega centri direzionali e centri commerciali privati e privatizzati, con servizi di sicurezza privati che ti guardano storto se metti una suola sulla ringhiera. Mi parrebbe ovvio, no, che la soluzione sia quella degli investimenti pubblici per migliorare i servizi, creare occupazione, costruire alloggi pubblici, per soccorrere un paese in declino. Quindi, i soldi li vai a prendere da chi li ha, meglio, da chi li ha sottratti in quaranta anni di thatcherismo…..Quindi, anche se non credo vincera’, GO FOR IT, JEREMY CORBYN!”

Non è andata. Adesso si apre la fase due, forse non breve, quella dei passaggi attuativi, ma il punto di non ritorno è stato superato. Nonostante il disastro è stato importante averci provato. Un investimento, forse, per il futuro. Anche se, viste le proporzioni della sconfitta,non si può parlare di un futuro a noi particolarmente vicino.