JOHNSON ALLA PROVA DELLA«CHINA CELTICA» SCOZZESE

DI ALBERTO NEGRI

 

 

Nicola Sturgeon, la premier scozzese, è stata chiara: “Il futuro deve essere nelle nostre mani e non è fuori dall’Unione europea”. Ora Johnson imparerà cosa significa la “china celtica” degli scozzesi, qualcosa che appartiene alla nostra natura più intima e gelosa, più inspiegabile e ribelle: la libertà dello spirito.

Dalla Scozia all’Algeria c’è chi dice no. Con la larga vittoria del Partito nazionale scozzese Snp (45%), contrario alla Brexit, i celtici del Nord chiederanno un secondo referendum per l’indipendenza. In Algeria alle presidenziali ha votato ufficialmente solo il 40%, forse molto meno: gli algerini hanno respinto con decisione i candidati del vecchio sistema.

Ma oggi sono soprattutto gli scozzesi, che hanno le maggiori riserve petrolifere d’Europa, a suonare le cornamuse in faccia al trionfatore Boris Johnson. Sulla Brexit, la Scozia non ci sta e la loro leader, il premier Nicola Sturgeon, è stata chiara: “Il futuro deve essere nelle nostre mani e non è fuori dall’Unione europea”. Il risultato è stata una schiacciante approvazione _ con 48 seggi su 59 in palio, 11 in più del 2017 _ della campagna elettorale del Partito nazionale scozzese, di indirizzo socialdemocratico. “La Scozia _ ha aggiunto la Sturgeon _ha scelto un futuro molto diverso da quello del resto del Regno Unito. Ha respinto Boris Johnson e i Tory e abbiamo detto di no alla Brexit”.

Mentre i laburisti e gli altri partiti sono usciti asfaltati dalle elezioni, lo Scottish National Party ha vinto largamente “un mandato rinnovato e rafforzato” per chiedere un nuovo voto sull’indipendenza. A nord del Vallo di Adriano (che per la verità si trova oggi a sud della Scozia) i conservatori hanno concentrato la loro campagna sull’opposizione a un secondo referendum scozzese ma sono stati sanguinosamente sconfitti perdendo voti in tutte le città principali e in luoghi simbolo dove i un tempo i conservatori erano ben presenti.

La Sturgeon così ieri ha impugnato decisamente la bandiera: “Non pretendo che tutti coloro che hanno votato lo Snp voteranno necessariamente per l’indipendenza, ma in questa elezione c’è stata un forte endorsement per la possibilità che la Scozia possa fare una scelta sul proprio futuro e sulla possibilità di non dover sopportare un governo conservatore per il quale non abbiamo votato e di non dover accettare la vita come nazione al di fuori dell’Unione europea”.

Ma la Sturgeon si è spinta oltre. La premier ha anticipato i termini dello scontro politico e costituzionale che si combatterà nei prossimi mesi sul tema del nuovo referendum per l’indipendenza, dopo quello del 2014, quando il divorzio da Londra venne bocciato dalla maggioranza degli elettori scozzesi (55%). “Spetta al Parlamento scozzese e non a Westminster decidere se e quando ci sarà un nuovo referendum”, ha detto l, ribadendo che “se la Scozia diventerà o meno un Paese indipendente deve essere deciso dalle persone che vivono qui”.

Non solo. La premier scozzese ha rivolto un appello anche agli stranieri che vivono nel Regno Unito che non mancherà di sollevare interesse. Confermando che a Westminster l’Snp si schiererà sui banchi dell’opposizione contro un governo che “ci danneggerà”, si è rivolta ai cittadini stranieri che vivono nel Regno Unito. “So bene che per voi questo è un momento difficile ma qui siete i benvenuti e faremo di tutto per proteggere i vostri diritti”, ha detto la leader scozzese. In poche parole: se Johnson vi caccia venite in Scozia.

Stato indipendente e sovrano dall’Alto Medio Evo fino al 1707 la Scozia entrò in un’unione personale con i regni di Inghilterra e Irlanda, a seguito della successione di Giacomo VI ai troni inglese e irlandese nel 1603, che diventò poi anche politica. Ma il sistema legale è rimasto sempre separato da quello di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord e la Scozia ha una giurisdizione autonoma nel diritto pubblico e privato. Le istituzioni legali, educative e religiose ben distinte da quelle del resto del Regno Unito hanno contribuito alla continuazione della cultura e dell’identità nazionale scozzese.

Il termine Scotland deriva la latino, la terra degli Scoti, ma il nome originario viene dal gaelico Alba (Albione) che è ancora una delle lingue ufficiali: furono i celti con i Pitti le prime popolazioni originarie, unite ai celti di Irlanda e Bretagna fino al cuore dell’Europa dalle divinità celtiche e dalla religione dei sacerdoti druidi.

Quando i celti _ un nome che compare con Erodoto _ furono conquistati dai romani, l’impero non distrusse la loro lingua ma loro religione, quasi tutta orale, che costituiva con i druidi, i maghi e gli sciamani, l’asse della loro resistenza. Sottometterli era impossibile: vennero quindi tutti massacrati, come racconta Tacito, nell’isola di Anglesey (61 d.c.). Eppure le tradizioni celtiche, come il vischio di Natale, sono sopravvissute con tracce archeologiche importanti, anche da noi, tra Lombardia e Piemonte. Ora Johnson imparerà anche lui cosa significa la “china celtica” degli scozzesi, qualcosa che appartiene alla nostra natura più intima e gelosa, più inspiegabile e ribelle: la libertà dello spirito.

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