CERCANDO VALENTINA DI GIANCARLO SOLDI E TUTTO IL CINEMA INTORNO A CREPAX

DI LUCA MARTINI

I cavalieri ciechi degli abissi, ovvero una genia di mummie candide, magre e affilate, in sella ai loro destrieri, come uscissero da un incubo di Dürer, parlavano un linguaggio oscuro. BlintanaMatnan!

La rivista di fumetti (e altro) Linus indisse addirittura un concorso tra i lettori per svelare quella lingua inquietante. Era il 1965, e io rimasi folgorato dalle tavole di Valentina con protagonisti i sotterranei e il suo uomo, il critico d’arte Philip Rembrandt, che nelle prime storie – verranno accantonati col tempo – ha speciali poteri mentali e una sorta di identità segreta: è Neutron e di quello spettrale popolo degli abissi, che mi spaventò da bambino, in qualche modo misterioso fa parte.

Ognuno ha il suo incontro-colpo di fulmine con la fotografa milanese Valentina Rosselli, nata il giorno di Natale del 1942, corpo esile, sottile e sensuale, inconfondibile taglio a carré di Vergottini e spiazzante inclinazione a seguire in libertà i propri sogni, e a confonderli pure con la realtà, dapprima in trame più “gialle” e strutturate (per esempio Ciao Valentina del 1966 che cita Blowup di Antonioni), poi in avventure che derivano sempre più la trama ellittica e l’aspetto enigmatico dall’universo onirico.

Ora siamo curiosi di scoprire qual è la Valentina di Giancarlo Soldi, solido documentarista e cineasta, che annuncia in questi giorni con un trailer il suo Cercando Valentina. Il mondo di Guido Crepax, 75 minuti, realizzato in crowdfunding, già passato alla mostra di Venezia, e per tutti nelle sale dal 12 febbraio.

Soldi ha scelto la strada delle interviste e ha preso proprio Rembrandt, primo intestatario del fumetto, come suo alleato: uscito dal disegno, il compagno di tante peripezie – e rarissimo esempio di personaggio maschile messo in ombra dalla sua ragazza – viaggia tra chi Valentina l’ha consumata con gli occhi e chi ha vissuto anche attraverso le sue inquietudini l’indimenticato rivolgimento di costumi che avvenne attorno al 1968.

Non può intervenire più, nel docu film di Soldi, Guido Crepax, che abitava in via de Amicis come la sua creatura e fisicamente assomigliava molto a Neutron, ma forse già ha detto tutto in disegni meravigliosi e innovativi per il segno sottile e prezioso – un tempo si diceva: ricorda Ben Shanh – e per il taglio cinematografico del montaggio.

Tra gli intervistati, c’è però Tinto Brass che, prima della famigerata fase cochon, era un regista da Nouvelle Vague italiana e può vantarsi di aver firmato il più crepaxiano dei film, Col cuore in gola(1966), con Jean-Louis Trintignant e Ewa Aulin: infatuato di optical art, si avvalse della ben visibile collaborazione di Crepax, che disegnò lo storyboard di alcune scene, una quarantina, procedendo per una volta al contrario. Rese cioè fumetto un’idea sofisticata di cinema e il regista ammise più tardi di essersi trovato a lavorare per sketchescome in un film di animazione.

Fa il paio con quello di Brass, e va rivisto forse più della serie tv con Demetra Hampton (1989), il molto travagliato e dimenticato Baba Yaga di Corrado Farina (1973), interessante ed eccentrica figura di cineasta, pubblicitario e scrittore. Valentina, per cui Farina aveva sognato Elsa Martinelli, era interpretata dalla modella francese Isabella De Funès, nipote del comico Louis, nell’unica parte di peso prima del ritiro dalle scene.

Il film non si avvalse dell’aiuto concreto di Crepax, che si recò solo una volta sul set e poi espresse il suo parere a Farina in una lettera ora leggibile sul web. Niente Nouvelle Vague stavolta, piuttosto un horror surreale e ambizioso post Dario Argento. Affondò all’uscita anche per i tagli della produzione e venne ricomposto in una sorta di director’s cut solo molti anni dopo, nel 2009, in occasione dell’edizione inglese su DVD e poi nella collana CineKult.

Avesse avuto da principio fondi maggiori, Farina, che nello script reinventa il personaggio della strega Baba Yaga, avrebbe girato un’altra storia, ispirata alla trilogia de I sotterranei (I sotterranei, Valentina perduta nel paese dei sovieti, La discesa). Proprio da lì arriva nel film l’uomo di Valentina: non è Rembrandt però, ma Arno Treves, veneziano di Parigi, regista pubblicitario per Farina e abbastanza penalizzato dalla recitazione di un legnoso George Eastman. Curiosamente, nella lunga lettera dattiloscritta al regista, Crepax assolve Eastman e, con diplomazia, affossa invece la Baba Yaga di Carroll Baker, svampita senza spessore.

Nei fumetti, Arno Treves ha comunque più verve ed è amato in parallelo a Philip da Valentina nei tre titoli citati, che incarnano forse la parte più visionaria del lavoro di Crepax. Ecco. Un giorno o l’altro ci piacerebbe sentire, su Valentina, anche la versione di Arno.

A margine. Il mondo di Valentina è di certo radical chic, nel senso del termine creato da Tom Wolfe, così come è molto borghese la sua Milano, colta e snob, ma aperta a Chiasso e al resto d’Europa: non vorremmo infatti – per appiattimento del tempo nella memoria – che Valentina passasse per una fashion victim e la città venisse scambiata per la molto posteriore Milano da bere. Il corto circuito temporale può però essere facilmente innescato dalla serie tv, trasmessa con successo nel 1989 su Italia1, rete televisiva Mediaset, e ripresa nel 2010 su Mediaset Extra. Valentina è sì una fotografa e passa l’estate ai Ronchi, però, dovendole scegliere un’etichetta politica, si scarti socialista o peggio, e si segni piuttosto alla casella trotzkista onirica.

Qui un’intervista a Corrado Farina sulla sua carriera e su Baba Yaga.

Le foto sono tratte dal film Cercando Valentina di Giancarlo Soldi.