UNA PICCOLA RECENSIONE

DI BOBO CRAXI

 

Ho letto un recente studio del CENSIS che dice che gli italiani al 90% non vogliono vedere politici in TV.
L’overdose videocratica della seconda e della terza repubblica ha prodotto un’assuefazione ed una crisi di rigetto palpabile.
Non resta loro che rassegnarsi e non sforzarsi di riproporsi in tutte le salse possibili in tutte le vesti immaginabili pur di apparire.
Anche da qui parte la crisi del sistema democratico italiano.
A questo proposito Mi sono per questo interrogato quale successo potrà avere il film che ha come protagonista mio padre Bettino e che la Pepito ha prodotto assegnando la regia ad un maestro della pellicola come Gianni Amelio.
Ho avuto un rapporto molto laico con questa opera pur essendo stato coinvolto se non altro per un dovere di “liberatoria” a cui non mi sono sottratto pur nutrendo più di una perplessità circa l’aderenza alla realtà del racconto per arrendermi infine dinnanzi alla necessità dell’arte di essere libera ed alla necessità di licenza poetica del regista.
Molti amici mi hanno sollecitato in queste ore alla risposta circa il contenuto dello stesso e soprattutto se lo avessi visto prima della sua uscita ufficiale.
Per questa ragione, solo per gli amici che leggono la bacheca, intendo naturalmente confermarlo. Ho assistito come già ho avuto modo di dire, assai brevemente, ad una sessione di riprese, ed ho espresso all’attore Favino il mio compiacimento per aver affrontato con coraggio quel ruolo e restituendo quel minimo di credibilità ad una persona di cui tutti hanno un ricordo reale ed ancora vivo. Infine ho visto la pellicola.
Non é un film che esplicita una tesi Politica; narra della complessità della parabola di una sconfitta senza appello e senza via di uscita.
Avendola vissuta in presa diretta non ho trovato nulla di più o di diverso di quel che non sapessi.
Per restituire alla sua grandezza o al suo posto esatto della Storia un suo protagonista non sono mai sufficienti od esaustive due ore di cinematografia.
L’arte se non altro ha il pregio di cercare di guardare negli interstizi umani e restituire un po’ di verità seppur rivisitata e romanzata.
Ma tutto quando avveniva, nel periodo del racconto, si era già consumato e il regista non si é votato all’obbligo o alla responsabilità di fornire una spiegazione o tesi che fosse diversa dalla vulgata comune cercando di far incarnare la figura del bene e del male ad un personaggio di fantasia introdottosi nella vita quotidiana del politico in lotta e lontano dalla patria.
Detto questo questa opera ha il
Pregio di promuovere una discussione, sulla storia, sull’uomo e su una stagione politica complessa che molti non possono avere dimenticato.
Quel che riapre in ciascuno di noi naturalmente deve rimanere nell’imperscrutabile, “conosco già a memoria fin troppo questa Storia, é uguale, o che ci sia, o che non ci sia..” cantava Paolo Conte nel suo “Un vecchio errore”
Quel che però posso dire e suggerire é di passare un paio d’ore al Cinema con Bettino, sarebbe comunque stato lieto di farlo con voi e di recitare, come sempre, da protagonista.