DICONO DI VICOFARO COME LUOGO DI CORAGGIO ED AMORE

DI LUCA SOLDI

 

 

Dicono che Vicofaro dovrebbe essere territorio neutro, lontano dalle confusioni, senza colore e forse anche senza passione. Che servirebbe di calcolare, di chiudere la porta.
Ed invece la vicinanza, il lasciarsi avvolgere da questo “odore del gregge” impone di guardare oltre. Impone le coscienze di quanti si avvicinano con cuore aperto a cambiare il corso del cammino.
Impone di guardare alla persona davanti e dire: non ti abbandono, non ti sbatto la porta in faccia, mi importa di Te.
E questo luogo aspro e sconsiderato impone di farlo senza calcolo, senza tornaconto. In modo del tutto gratuito.
Questo spiazza, porta disagio, a qualcuno repulsione.
Impone di rivedere il senso della propria Fede e conteggiarlo per quello ch’è.
Impone di riconsiderare le proprie convinzione atee, agnostiche.
È questo lo scandalo più forte, è il farsi parte di quella fetta di persone che oggi ci vengono additate come la fonte del male, come genesi della paura.
Com’è il disturbo o pericolo al quieto vivere.
Lo abbiamo compreso anche in questa ultima domenica dell’anno.
Lo abbiamo visto, ascoltato ancora una volta dalle voci, dai cuori che arrivano da lontano.
Lo abbiamo ascoltato da due gruppi scout arrivati uno da Pisa e l’altro da Padova per il “servizio”.
Da lontano ma non dall’altro mondo perché questi giovani arrivati dalle loro case hanno trovato, in questi tre giorni, molto di più di quello che cercavano.
Pensavano di andare in un luogo disperato ed invece hanno trovato un ospedale da campo, un vero pronto soccorso alle distrazioni interessare del nostro tempo.
Hanno trovato l’opposto di quelle globalizzazioni delle indifferenze così tanto reclamizzate ed altrettanto poco combattute.
Hanno portato aiuto, per questi tre giorni, ma soprattutto hanno ricevuto in dono una sensibilità incalcolabile. Hanno compreso di aver vissuto non in un luogo definitivo ma “solo” in un punto partenza al quale altri devono risposta immediata.
In Chiesa di fronte ai fedeli, ai volontari di Vicofaro, in domenica dedicata alla Famiglia ed alle famiglie, abbiamo potuto ascoltare Riccardo che da Padova ha detto: “Ad un figlio, se fossi genitore, lo porterei qua”, ed ancora, di fronte a questa umanità, “è bene avere le braccia ed il cuore aperto”.
Virginia da Pisa ha parlato con commozione di “esperienza intensa che chiude la gola”.
Confessandosi di fronte a tutti ha detto “mi sono sentita fortunata di avere una casa ed una famiglia mia” ed anche “ più che noi ad aiutare loro sono stati loro ad aiutare noi”.
In loro c’è un rammarico, a raccontarlo Davide, un capoclan, che esprime di quanto possa essere difficile, complicato poter riuscire a rappresentare questa loro esperienza, la realtà di Vicofaro, quando saranno tornati a casa.
Giovanni un altro capoclan arrivato da Padova ha raccontato di aver conosciuto la storia di questo prete, di don Massimo Biancalani, di questa figura scomoda leggendo un articolo su l’Internazionale ma poi arrivato qui ha riassunto la sua esperienza di questi tre giorni in due semplici ed uniche, totali parole: “coraggio”, per la forza di esser andati incontro a chi non si conosce” ed un’altra ben più definitiva, “amore”.