NAPOLI CALCIO, UN CICLO VOLUTAMENTE FINITO E CHE HA NOMI E COGNOMI

DI VINCENZO PALIOTTI

Altro che zona Champions o Eurolega, il Napoli deve stare attento a non scivolare nella zona pericolosa per la lotta a non retrocedere, se si guarda al calendario i prossimi turni sono da brividi a cominciare dalla prossima con la Lazio a Roma, seguiranno Fiorentina e Juventus al San Paolo e perdere altri punti significa veramente rischiare grosso.

Stasera contro l’Inter si sono visti i soliti errori nelle aree di rigore, quella propria e quella avversaria con errori in fase difensiva, anche marchiani, e conclusioni sbagliate, per tutti quel controllo sbagliato di insigne in piena area dell’Inter quando questi si allunga troppo la palla consentendo ad Handanovic di portargli via la palla, azione che poteva portare al gol del vantaggio. Una nota positiva è stato l’impegno, la grinta, i movimenti senza palla ma tutto lavoro reso inutile dagli errori in conclusione.

E smettiamola con il dire che è finito un ciclo, il ciclo è stato fatto finire, volutamente, con il cambio di panchina due stagioni fa pensando che portare a Napoli un tecnico con un curriculum vincente avrebbe portato al salto di qualità, ma se veramente si voleva vincere insieme a lui dovevano arrivare quei fuoriclasse ai quali Ancelotti era abituato a guidare per vincere. Sarri invece, con questi stessi uomini, e senza gli ultimi arrivi, aveva fatto un miracolo vero e proprio dando spettacolo, ma questo è proibito dirlo anche se i numeri parlano chiaro così come il rendimento degli uomini impiegati.

Oggi si parla dell’Atalanta che gioca, vince e convince, non vincerà di certo il titolo ma si è già preso quel posto in Europa, e “l’oscar” del bel gioco che era del Napoli con le stesse prerogative dei bergamaschi, con la stessa voglia di giocare, di divertirsi e divertire, quella che fu del Napoli ma che il Napoli non ha più perché quella voglia gli è stata sottratta per fare le cose in modo più “serio” e concreto, per “vincere”.

Si parla di Lazio che il ciclo, con gli stessi giocatori, lo sta portando avanti da anni nonostante stagioni alterne, con pochi cambi e neppure decisivi.

Ma, si sa e lo si è detto, con Sarri non si sarebbe mai vinto nulla, ma quella squadra piaceva, vendeva abbonamenti TV, portava spettatori allo stadio, portava prestigio e consensi, premi in soldoni per i piazzamenti, andava in Europa puntualmente, valorizzava giocatori per le plusvalenze tanto care al presidente. Oggi niente di tutto questo, e quanto è accaduto non si può minimizzare adducendolo alla ribellione dei calciatori, ci sono errori dell’area tecnica e di chi ha programmato la campagna acquisti cessioni di quest’anno e dell’anno precedente che hanno contribuito ad indebolire l’organico con cessioni di giocatori in ruoli determinanti mai sostituiti, cosa che si sta ripetendo anche in queste ore dove circolano voci ma di concreto ancora nulla, in linea con quanto ci ha abituati il Napoli che per ritrovare giocatori determinanti presi nel mercato di Gennaio si deve tornare all’era Benitez, un compito che Rafa di certo non demandava a nessuno