RISPOSTA IRANIANA AGLI USA. BASSA INTENSITA’: 80 MORTI? LA SCADENZA PER TUTTI E’ FEBBRAIO

DI ALBERTO TAROZZI

Più rapida del previsto la risposta iraniana all’attacco Usa che è costato la vita a Soleimani. Dopo la risposta di popolo con 7 milioni di persone in piazza, è arrivata quella militare contro le basi di Al-Asad ed Erbil, in Iraq, che è costata la vita ad 80 militari Usa. Pare che Trump abbia detto “Tutto bene”. Contento lui.

In effetti però rispetto alle previsioni la rispota di Tehran, in termini strategici, può  ancora essere considerata di bassa intensità. Tutto viene contenuto nel territorio irakeno, quello che aveva visto l’intervento Usa.

Puntualizza meglio Farian Sabahi, forse la sola giornalista italiana in grado di decifrare compiutamente i messaggi iraniani grazie alla sua conoscenza della lingua farsi. Nessun attacco alle basi Usa extrairakene come quella in Bahrein. Nessuna chiusura dello strategico stretto di Hormuz.

Fino a quando? Se non subentrano altri fattori il mese fatidico e decisivo potrebbe essere febbraio. Normalente i defunti da quelle parti vengono “celebrati” a quaranta giorni dalla loro morte. Vale a dire che questo coinciderebbe con la metà di febbraio. Ma non basta, perché l’11 di febbraio viene celebrata la rivoluzione khomeynista del 1979. In aggiunta il 21 febbraio ci saranno le elezioni del Parlamento iraniano, dove i falchi vorranno presumibilmente portare a casa le conseguenze di una scelta statunitense che ha messo nell’angolo la componente politica del paese più propensa al dialogo.

Fino al 21 febbraio, quindi, vietato fare previsioni, come se fosse facile anche in seguito, viste le dimensioni della partita in gioco.

D’altronde a che cosa serve prevedere, se poi non esiste una linea politica in base alla quale fornire una risposta strategica?

E’ un discorso che vale per molti. Una Ue che quanto a politica estera ha voluto fin qui mantere la verginità  di una viola mammola. Vale per la Nato, in lento e progressivo processo di auto dissoluzione, capace fin qui solo di malcelati stupore e meraviglia per le gesta di Washington in terra irakena.

Ma vale anche per noi. Ancora meno informati di Francia, Gran Bretagna, Germania e anche Israele, che pure gli Usa hanno trattato come stati di serie b,

Con il più consistente contingente in terra irakena, dopo gli Usa; con compiti militari di puro addestramento anti Isis, di cui oggi non si coglie il significato. Noi ci “riposizioniamo”, per il momento, allontanandoci da Baghdad. Siamo al sicuro? Diciamo che finora è andata bene, ma nei bunker di Erbil, sotto le bombe, c’erano anche i nostri soldati-addestratori.

Certo ci andrebbe meglio se ritornassero a casa.