A PROPOSITO DI ZALONE CON TOLO TOLO È FINITA OGNI SPERANZA

Non è facile decifrare Tolo Tolo già dal titolo, che nasce per un nonsense.
Il film infatti è figlio di quella commedia all’italiana che dopo gli anni ’50  lo stesso Monicelli definì come un modo nuovo di trattare argomenti drammatici in termini ironici e divertenti. Ma non è solo questo, come tutti i figli in cerca di autonomia prova ad integrare diversi nuovi linguaggi.  Lo fa usando battute pressoché copiate dal vocabolario della maggior parte degli italiani di oggi (così brutte e scontate che a sentirle in un film ti indignano per la loro banalità) senza pensare che le ascoltiamo pronunciate dai nostri politici e dai nostri vicini di casa più o meno quotidianamente.
Lo fa usando il musical come metafora di una realtà paradossale di disagio e morte svilita nella quotidianità da chi parla di crociere e vacanze.
Lo fa usando l’animazione, per cercare di ironizzare su un concetto di rispetto ed uguaglianza tanto semplice che per capirlo basterebbe un po’ di buon senso, ma chissà che fine ha fatto anche quello nel nostro Paese. E così tra un rigurgito fascista e una inutile festa della ‘contaminazione’, il film prende il volo e ci saluta con un filo di speranza…anzi è solo un film…non ci rimane più nemmeno quella.