CALCIO. HAKAN SUKUR, DA STELLA A NEMICO DEL POPOLO, ORA FA L’AUTISTA NEGLI USA

DI UMBERTO SINISCALCHI

48 anni, un grande avvenire dietro le spalle e tanta rabbia in corpo. Noi lo conosciamo bene perché ha vestito le maglie di Torino, Inter e Parma. Hakan Sukur, 49 anni a luglio, il “toro del Bosforo”, il più famoso calciatore turco di sempre, ora vive a Washington e, oltre a vendere libri, fa l’autista per Uber.
Gli hanno confiscato tutti i beni e lui, dopo aver fatto la storia del calcio nel suo Paese, ora vive da rifugiato. È un “nemico del popolo” perché avrebbe partecipato al fallito golpe contro il presidente Erdoğan. Proprio lui, che a fine carriera venne eletto, nel 2011, in Parlamento proprio con l’AKP, il partito del presidente.
Poi Hakan ha preso le distanze, si è dimesso nel 2013 ed ha sostenuto il più grande oppositore di Erdoğan, Guren.
Sono cominciate minacce, a lui e alla sua famiglia, che lo hanno spinto a lasciare la Turchia per trasferirsi negli USA. Ha aperto una caffetteria e lì ha ricevuto la visita di gente pericolosa e ha dovuto chiudere. Nel frattempo suo padre è stato incarcerato e tutti i suoi beni confiscati.
Si è sfogato ancora una volta, Hakan, in un’intervista al Die Welte Sonntag. Ha chiesto pace per sé ma soprattutto per la sua famiglia. Non gli pesa non essere più famoso. Di aver segnato il gol più veloce delle storia dei Mondiali (nel 2002 in Corea), quando la squadra arrivò terza. Non gli importa di aver segnato 51 gol in 112 partite con la sua nazionale, di aver vinto un’Europa League col Galatasaray, oltre a scudetti e coppe con valanghe di gol in patria.
Hakan vuol far sapere al mondo che lui non è più d’accordo con Erdoğan ma non è un golpista. “Vorrei solo tornare a casa”, spiega Hakan, “e che finissero le minacce a mia moglie e ai miei figli”.
Un bomber ha la sua dignità. Non rimpiange il passato dorato e chiede solo pace. Intanto continua a guidare l’auto di Uber, e se qualcuno lo riconosce lui a volte parla, ma poco, a volte lo ammette: sì sono Hakan Sukur, non vorrei essere qui