MARCO PANTANI, I 50 ANNI DI UN MITO FRAGILE

Pantani

DI CHIARA FARIGU

Pantani nasceva oggi di 50 anni fa

A ricordare Marco Pantani oggi, nel giorno del suo 50esimo compleanno, il mondo del ciclismo.  Probabilmente con la consueta dose di ipocrisia, e invece, con tutto il cuore, la moltitudine di fans che lo hanno atteso ai bordi delle strade, sulle salite italiane o francesi.

Campione indiscusso, il ‘pirata’, come veniva soprannominato affettuosamente dai tifosi per via dell’inconfondibile bandana a copertura della vistosa pelata, ha fatto innamorare l’Italia intera con le sue epiche imprese.

Scalatore per eccellenza, forse il più grande di tutti i tempi, era l’icona di quello sport sinonimo di sofferenza e sacrifici estremi. Un concentrato di determinazione coraggio e grinta da vendere.
La bicicletta un amore contratto fin dall’infanzia, al pari della sua Cesenatico dov’è nato appunto il 13 gennaio del 1970.

Pantani, nel ’98 vince il Giro e Tour

Galeotta fu quella bici ricevuta in regalo dal nonno Sotero con la quale ha cominciato a macinare i primi chilometri divenute nel tempo tappe da vincere. Successi da portare a casa. Ad ogni costo. Nonostante i continui e importanti infortuni. Nel ’98 un’impresa epica che pochi possono annoverare nel loro palmares: la doppietta Giro-Tour.

Impresa che il ‘pirata’ avrebbe certamente bissato l’anno successivo se non fosse stato fermato a Madonna di Campiglio per un presunto caso di doping il giorno prima dell’ennesima vittoria. In un clima di misteri e di sospetti, di chiacchiere e di accuse che mineranno il resto della sua carriera e della sua vita.

Da allora in poi infatti Pantani non sarà più lo stesso.

Al fuoriclasse senza macchia e senza pura subentra il Marco vero, quello che non riesce a nascondere le sue fragilità. Il malessere più oscuro si impossessa di lui e lo mette al tappeto come nessuna scalata in montagna era riuscito a fare.

Pantani muore 15 anni fa

Il 14 febbraio del 2004 i media annunciano la sua morte, avvenuta in un anonimo albergo di Rimini. Luogo dove l’ormai ex campione preferiva vivere la sua straziante solitudine. La causa ufficiale della morte fu ‘intossicazione acuta da cocaina e psicofarmaci antidepressivi, con conseguente edema polmonare e cerebrale’, così come da referto dell’autopsia fatta nelle ore seguenti al suo decesso confermata poi da una successiva perizia medico-legale del 2015.

In realtà, la vicenda della morte del campionissimo sembra ancora tutta da scrivere poiché avvolta in una rete di misteri talmente fitta che mai hanno convinto i familiari. Per la signora Tonina, mamma di Marco, il figlio è stato deliberatamente ammazzato. Ipotesi che non ha mai trovato una conferma quanto lasciato parecchi dubbi.

Marco è morto fisicamente quel lontano giorno di San Valentino. In quella stanza d’hotel, solo con i suoi demoni. Ma spiritualmente se n’è andato quel giorno a Madonna di Campiglio. Quando lo stigma del doping ha marchiato per sempre il suo nome. Infangando le sue vittorie, la sua stessa vita.

Oggi la commemorazione di tifosi, familiari e dell’ex fidanzata Cristina, tutti uniti nel rendere omaggio al ‘pirata’.

Roccia del ciclismo, argilla  nella vita.