FUORI DALLA PALUDE, CHIUSI NELL’ABBAZIA, SENZA PIÙ ALTARI

DI LUCA SOLDI

 

 

Dicono che quell’Abbazia sia un luogo favoloso per celebrare un matrimonio, per fare dei grandi party, ma i vertici del Pd non appena hanno raggiunto questo punto si sono subito resi conto che ad accogliergli, complice il tempo, era luogo davvero austero.

Un rifugio severo, immenso e pieno di significati perché l’Abbazia di San Pastore, nella Valle Santa di Rieti è un grande complesso fondato nel XIII secolo dai monaci cistercensi, grandi esperti nelle bonifiche di aree palustri come allora si presentata la loro la piana reatina. Quello che oggi si chiede ad altri di fare, verrebbe da pensare.

Ormai i monaci non esistono più da tempo in questo luogo che rappresentava uno dei grandi pilastri della Fede, ormai da tempo accoglie solo turisti o sposini con invitati al seguito.

Lo hanno compreso subito i delegati che niente sarebbe stato lasciato alla parte ricreativa che questo conclave, che questa due giorni sarebbe stata una vera immersione totale nelle questioni che segnano molto di più che i destini di un partito.

Ci sono da mettere a punto le ultime strategie elettorali, c’è la questione di una insolita alleanza, quella dei rapporti con il governo ma soprattutto c’è la necessità di capire cosa si è diventati e dove si vuole andare o più semplicemente tornare.

Non si tratta di una semplice Assemblea, Nicola Zingaretti ha voluto chiamare a raccolta le energie migliori a disposizione, i vertici per assumersi la responsabilità non di rottamare, non di rivoluzionare ma piuttosto ripartire con i fondamentali, riallacciando quei fili strappati con le realtà quotidiane, con la propria gente caduta nel disincanto e nella disillusione.

A San Pastore sono arrivati i vertici, i ministri, i parlamentari, europarlamentari i segretari regionali e provinciali. E fra i sul tavolo, non compare solo la riorganizzazione del partito, ci sono i famosi tavoli tematici, sul lavoro, sui giovani, sulle pensioni quelli sulla riforma della legge elettorale, sulla riforma della giustizia e prescrizione.

Quello delicatissimo sul decreto sicurezza, quello su come trovare la forza per affrontare il tema delle migrazioni e dell’integrazione.

“Ci troviamo qui per guardarci negli occhi e dirci le cose come stanno. Non è una operazione nostalgia, qui non c’è nessuna nostalgia” ha detto la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, arrivando all’abbazia. “Il nostro patrimonio valoriale non si tocca ma dobbiamo trasformare i nostri valori in fatti in modo moderno. Stiamo lavorando per l’agenda di Governo, ognuno per la sua parte, facendo sintesi. Credo che questo contributo sarà utile per i prossimi mesi e prossimi anni, sia per il nostro partito che per il Governo”.

E lo si è visto subito che non ci sarebbero solo frasi scontate.

Nicola Zingaretti nella dichiarazione che ha lanciato la due giorni ha annunciato che si cambia sul serio: “Vinciamo in Emilia-Romagna, e poi cambio tutto: sciolgo il Pd e lancio il nuovo partito…”. È certo “Convoco il congresso, con una proposta politica e organizzativa di radicale innovazione e apertura. Non penso a un nuovo partito, ma a un partito nuovo, un partito che fa contare le persone ed è organizzato in ogni angolo del Paese”. Non è certo una scelta, una opzione ma una svolta non rinviabile perché “l’Italia sta gradualmente tornando a uno schema bipolare“, la nuova legge elettorale porta a dover “costruire il soggetto politico dell’alternativa” e il Pd ha bisogno di essere più inclusivo, appunto ritrovare le radici:“Dobbiamo rivolgerci però alle persone, e non alla politica ‘organizzata’. Dobbiamo aprirci alla società e ai movimenti che stanno riempiendo le piazze in queste settimane. Non voglio lanciare un’opa sulle Sardine, ci mancherebbe altro, rispetto la loro autonomia: ma voglio offrire un approdo a chi non ce l’ha”. Una vera riscoperta dopo le ubriacature renziane che avevano portato solo ad alterare una realtà nella quale poi altri hanno pescato a piene mani.

“Dobbiamo essere un partito che dia protezione dalla povertà, dai cambiamenti climatici quando entra nella vita delle persone, che dia protezione alla donne cominciando dalla battaglia per la parità salariale” ha esordito il ministro Dario Franceschini nel corso del suo intervento. “E’ chiaro che dobbiamo occuparci anche del resto, ma il tema è una caratterizzazione sul terreno e noi possiamo dare questa protezione. Il partito per l’asilo per tutti, il partito dell’obbligatorietà scolastica fino a 18 anni con libri gratuiti per tutti, della protezione delle periferie dal degrado. Il partito che non ti lascia solo”.

Poi si sono chiuse le porte come un vero conclave, non ci sarà tempo per frasi fatte e finti proclami su ambiente, occupazione e valori da ritrovare, c’è bisogno di coraggio.
C’è bisogno di cacciare ipocrisie e miseri calcoli.
Là fuori da quell’Abbazia che un mondo che aspetta e questa pare davvero l’ultima chiamata.
Non ci sono più altari, non c’è più alcun incenso.

 

 

 

la foto del titolo è della grande Chiesa dell’Abbazia di San Pastore