IL GENERALE HAFTAR HA ACCETTATO IL CESSATE IL FUOCO MA L’ITALIA IN LIBIA HA PERSO ANCORA

DI ALBERTO NEGRI

Perché l’Italia in Libia ha perso ancora una volta? In Libia il generale Khalifa Haftar ha accettato una tregua (temporanea) soltanto su pressione di Putin, questa è la semplice verità sulla Libia. Il cessate il fuoco è venuto dopo un’offensiva militare che ha fallito, per ora, l’obiettivo di prendere l’aereoporto di Tripoli, isolando si fatto il governo di Sarraj.

Questa è la situazione assai precaria nell’ex colonia italiana dove la nostra posizione ormai è assai marginale nonostante si tenti di gettare fumo negli occhi con confuse iniziative diplomatiche del premier Conte in Turchia ed Egitto. Questi due Paesi – uno che sostiene Sarraj e l’altro Haftar – ci tengono per il collo: la Turchia ha preso il nostro posto in Libia ed è ostile agli interessi italiani nel gas di Cipro, l’Egitto ci ricatta con Haftar e ci prende in giro da anni sul caso Regeni. Con loro negoziamo ma non abbiamo leve efficaci, tanto è vero che il ministro Di Maio recentemente al Cairo non ha firmato una dichiarazione congiunta con egiziani, greci e ciprioti perché ritenuta “troppo anti-turca”. Insomma come ci muoviamo rischiamo di prendere scoppole.

Di fatto a decidere davvero della pace e della guerra sono la Turchia di Erdogan e la Russia di Putin, esattamente come è accaduto in Siria. Uno stato delle cose su cui ha inciso la decisione di Trump in ottobre di ritirare le truppe nel Nord della Siria lasciando ai turchi il via libera al massacro dei curdi: Ankara si è sentita incoraggiata a inviare soldati e mercenari jihadisti anche in Libia. A contenere la Turchia in quella zona è rimasta soltanto la Russia insieme all’esercito di Assad.
Il gioco della Turchia è quello di prendere posizioni per rafforzare un fronte filo-turco nel Mediterraneo e in Medio Oriente. L’interesse della Turchia in Libia, un tempo possedimento dell’impero ottomano prima dell’invasione italiana del 1911, è stato dettato dal sostegno di Ankara ai Fratelli Musulmani a Tripoli e dal recente accordo tra Cipro, Grecia e Israele per la costruzione del gasdotto East-Med. Non a caso Erdogan ha fatto firmare a Sarraj un’intesa, fuori dalle regole internazionali, per lo sfruttamento del gas offshore nel Mediterraneo orientale e a Cipro, un accordo che minaccia gli interessi italiani e francesi. Il gasdotto East-Med, che interessa pure l’Egitto, è concorrente delle pipeline Turkish Steam realizzata da Ankara con Mosca.

Ecco perché Erdogan e Putin pur appoggiando in Libia due fazioni contrapposte hanno anche degli interessi in comune da salvaguardare. Certo le intese tra Turchia e Russia presentano aspetti controversi ma che vengono superati da una posta ancora maggiore. Tra Erdogan e Putin ci sono ancora profonde divergenze sulla Siria che però non li trattengono dall’obiettivo di decidere il futuro della Libia e la sua spartizione tra Tripolitania e Cirenaica. La Turchia, pur essendo un membro della Nato, ha sfidato come la Russia l’embargo internazionale sulle armi alla Libia e arrivando a intese dirette con Mosca, anche per l’acquisto di difese anti-missile, ha fatto fuori dallo scacchiere libico sia gli europei che la Nato.

Come mai non c’è stata una reazione americana a questa evoluzione? Gli Stati Uniti appaiono poco interessati alla Libia ma soprattutto come la Francia hanno mantenuto una posizione ambigua sostenendo di fatto il generale Haftar sostenuto da Paesi amici di Washington e forti compratori di armi americane, come Egitto, Emirati e Arabia Saudita. Una vera reazione americana si avrà forse, ma non è detto, se la Russia tenterà nel prossimo futuro di ottenere basi militari direttamente in Libia o sulla costa dell’Egitto a contatto con la Cirenaica. Ormai è chiara la strategia di Mosca che con la guerra siriana ha aumentato le sue basi sul Mediterraneo. Forse agli Usa questa situazione po’ anche stare bene: in fondo ha già Israele a fare il guardiano del Medio Oriente e Mosca, che pure è alleata dell’Iran in Siria, mantiene relazioni aperte con tutti svolgendo un doppio ruolo: la difesa di regimi a Mosca ma anche quello di mediatore tra le parti.

Resta la pozione dirompente della Turchia. E’ un Paese Nato che acquista armi dalla Russia e non rispetta più alcun parametro dell’Alleanza: ha fatto capire chiaramente che in qualunque momento più bloccare le basi Usa dove sono anche stivate le testate nucleari che potrebbero essere trasferite in Italia. In questa situazione l’Italia, che pure ha forti interessi di Eni in Libia e un gasdotto, ha perso ogni leva nei confronti della Libia di Sarraj e della Turchia. Deve negoziare con i turchi la nostra presenza energetica nel Mediterraneo orientale ma di fatto non ha mezzi di pressione. Anzi, è esposta anche in Libia alla presenza di Turchia e Russia e alle manovre dei loro rispettivi protetti, Sarraj e Haftar. Di fatto nonostante la tregua l’Italia ha perso un altro capitolo della guerra libica, come già avvenne nel 2011 con la caduta di Gheddafi. Amen.

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