“IO SONO MIA” È UN GRAZIE ED UNO SCUSA ALLA GRANDE MIA MARTINI

DI CINZIA MARONGIU

Dicevano che portasse sfiga. E mica lo facevano solo con i sorrisetti e le gomitate alle sue spalle. No. La isolavano sistematicamente. Annullavano le feste se sapevano che lei ci sarebbe andata. Si rifiutavano di salire sullo stesso aereo. Uscivano di corsa dal locale dove lei era appena entrata. Non la invitavano nei programmi televisivi, non la coinvolgevano nelle serate. La superstizione più bieca, la diceria più ignorante, la discriminazione più ignobile perché impossibile da confutare ha ucciso di infelicità la meravigliosa Mia Martini. All’inizio degli anni Novanta, quando ancora Mimí era viva, ho toccato con mano questa schifezza, propugnata a bassa voce da persone coltissime e pure da cari amici che si rifiutavano perfino di nominarla. Vogliamo andare su Marte e siamo ancora fermi alla caccia alle streghe… chi può, vada a vedere “Io sono Mia” al cinema. Come atto di testimonianza e gratitudine verso una immensa artista alla quale moltissime persone dovrebbero chiedere scusa.
Poi Mimí è morta. E tutti a piangere e a dire quanto fosse brava e buona. E finalmente pure a nominarla e a dedicarle begli articoli contriti… finito? Ma quando mai. Nel frattempo gli untori della jella, i malati di superstizione e di indifferenza, avevano già preso di mira un altro artista e lo stavano uccidendo. Allo stesso modo. Ricordo che nessuno voleva intervistarlo. E ricordo di aver visto tantissimi colleghi toccarsi le parti basse e tante colleghe fare gli scongiuri quando lui entrava nella stessa stanza. Io mi offrii di intervistarlo. Venne fuori una chiacchierata bellissima e addirittura una vittoria importante in una manifestazione con una dedica a voce alta alla grande Mia Martini.