LA LIBIA CHE NON CI DICONO O PEGGIO, CHE NON CONOSCONO

DI ENNIO REMONDINO

Mediare sulle mille contraddizioni libiche è un problema anche per il Cremlino. Haftar rinvia la firma dell’accordo per il cessate il fuoco a Mosca. Il documento è già stato firmato da Fayez al Serraj e dal presidente dell’Alto consiglio di Stato, Khaled Mishri. Ma il generale Khalifa Haftar e il presidente del parlamento trasferito a Tobruk, Agila Salah, hanno chiesto fino a domani per firmarlo. Ma cosa sta accadendo realmente in Libia? Era l’ottobre del 1911 quando dalle navi italiane sbarcarono a Tripoli gli Ascari con l’ordine di cacciare i militari dell’ormai traballante Impero ottomano che era lì da trecentocinquantanni abbondanti. E fu battaglia casa per casa, durissima: quella che non riesce oggi alle milizie di Haftar. Ovviamente, nella Tripolitania ottomana, più o meno l’attuale Libia, commercio, cultura e famiglie si intrecciavano. Il potere multinazionale turcomanno, la popolazione costiera di origine araba, all’interno le tribù nomadi beduine e quelle nere dall’Africa profonda, come i nostri Ascari eritrei. Tra le famiglie libiche ottomane turcomanne, certamente anche gli Al Sarraj, o chissà come si chiamavano esattamente allora… CONTINUA SU REMOCONTRO:

La Libia che non ci dicono o peggio, che non conoscono