RIMPIANGERE CRAXI NON È MERITO SUO, MA COLPA DEI POLITICI CHE CI RITROVIAMO OGGI

DI GIULIO CAVALLI

La politica italiana è talmente afona che ormai funge da megafono o da coda dei film nelle sale cinematografiche. È accaduto con l’ultimo film di Zalone prima amato e poi odiato dai sovranisti che ne avevano fatto un manifesto per poi accorgersi che parlava (anche) di loro e sta accadendo in queste ore con l’ultimo film di Gianni Amelio su Bettino Craxi. Se bisogna far digerire una riforma scomoda ormai conviene di più investire in una serie tv che nei dibattiti parlamentari o con le riunioni nei circoli. In tempi di politica quasi tutta emotiva un personaggio ben interpretato permette un revisionismo dolce che si spande a macchi d’olio.

Anche se il film Hammamet non vuole essere un film sulla politica tra i giornali e le televisioni si sono accese le opposte fazioni che si scontrano con la sigla in sottofondo: c’è chi vorrebbe rivenderci un Craxi addirittura esiliato dal Paese a cui ha dato tanto (se ci pensate la latitanza di Craxi è insieme alla prescrizione di Andreotti una delle più usate favole per la buonanotte) e dall’altra parte c’è chi vede in Craxi l’inizio della fine come meritano i peggiori nemici. Qualcuno giustamente fa notare come nel film passino molto sotto tono le due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito (per un totale di dieci anni) sulle tangenti Eni-Sai e quelle della Metropolitana Milanese. In effetti ci si scorda presto anche della condanna per la maxitangente Enimont, la condanna per corruzione nel processo Enel e i cinque anni e nove mesi presi per bancarotta fraudolenta nel processo sul conto Protezione.

D’altra parte il “così facevan tutti” e la giustificazione del “lo faceva per il partito” (tesi smentita dal suo fidato braccio destro Giorgio Tradati che si occupò dei conti personali di Craxi) sembrano funzionare perfettamente per diluire le responsabilità penali dell’ex segretario del PSI e le innegabili vittorie politiche di Craxi vengono giustamente rivendicate. Insomma, Craxi è un ladro o è uno statista, tertium non datur.

C’è un punto però che forse sfugge ai più: la nostalgia di ritorno nei confronti di Craxi (e di tutta la Prima Repubblica, per estensione) gode anche della scarsezza di politici attuali. Per quanto riguarda le vicende giudiziarie siamo nel tempo in cui il maggior partito d’Italia si è intascato 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che potrà restituire in comode rate inimmaginabili per qualsiasi comune cittadino, siamo nel tempo in cui è condanna definitiva quella che racconta della fondazione di un partito corroborata dagli aiuti di uomini di Cosa Nostra, siamo nel tempo in cui gli arresti di corrotti e di corruttori legati al mondo della politica si susseguono quotidianamente (esattamente come ai tempi di Mani Pulite, semplicemente in puntate disgiunte), siamo nel tempo in cui le assunzione dei parenti e degli amici e degli amici degli amici continuano esattamente come prima forse solo con più accortezza, siamo nel tempo in cui i grandi lavori pubblici sono portatori di un con cervo di interessi personalistici (il MOSE vi dice qualcosa? Solo per fare un esempio) esattamente come la metropolitana milanese. Se vi infastidivano (giustamente) i comportamenti esibiti dai socialisti di quel tempo tra champagne e ragazze provate a ripensare ai ministri dell’interno che a petto nudo sulla spiaggia fanno ballare le cubiste sull’inno d’Italia bevendo Mojito o date una scorsa veloce agli atti del processo Ruby.

Ma non è tutto: nel frattempo l’Italia (per una serie complessa di motivi) è sparita dallo scacchiere internazionale e la figura dell’uomo forte in politica è stata sostituita da un goffo bullismo esibito via social. Poi, volendo, si potrebbe anche discutere della poca autorità italiana in Europa e nel mondo. Insomma, per essere chiari: con questi politici viene facile rimpiangere Craxi.

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