SE NO HAI UN TIK TOKER IN REDAZIONE NON SEI NESSUNO. ADDIO YOUTUBER

DI GIORGIO LEVI

La sfilata di Dolce&Gabbana, in questi giorni a Milano, ha alzato il velo sull’eccezionale rivoluzione social che trasloca il flusso dell’informazione da Instagram e Youtube a TikTok (più di 500 milioni di utenti nel mondo, 30 milioni di video pubblicati ogni giorno).  La coppia di stilisti siciliani ha portato in passerrella 40 TikTokers italiani (studenti, giardinieri, lattai, sarti, orafi, orologiai, impiegati) per la presentazione della loro collezione.

In pochi minuti i video hanno fatto il giro dell’universo social raccogliendo milioni di visualizzazioni, diffondendo la notizia a tempo di record e muovendo allo stesso tempo un giro d’affari, tra sponsor e soprattutto pubblicità, calcolato in milioni di euro.

I TikTokers sono adolescenti, affamati di comunicazione, totalmente estranei alla carta e alle edicole, ma anche all’informazione sul web. Cercano le notizie rilanciando all’infinito quello che altri TikTokers producono.

Sono notizie verificate? No.

Prodotte da professionisti? No.

Inserite nei canali dell’informazione tradizionale? No.

E tutto questo ha per loro la ben che minima importanza? No.

Il punto è che questi adoloscenti sono realmente interessati a sapere che cosa accade nel mondo, ma se non hai un TikToker in redazione per loro non sei nessuno.

E se ce l’hai sono cazzi tuoi. Perché non sai come assumerlo, non sai con quale contratto, non sai come pagarlo, non sai come sfruttare la miniera d’oro nella quale riposano le loro testoline. Ci vorrebbero coraggio, capacità e intuizione. Appunto.

Se non hai un TikToker in redazione non sei nessuno. Addio Youtuber