SVOLTA NELL’INCHIESTA GIÙ LA TESTA. ARRESTI A REGGIO CALABRIA

DI MARINA NERI

Giù la testa!
No, non è il titolo di un film western. Ma il senso è lo stesso. Guai a rialzarla nei luoghi che la ‘ndrangheta ritiene essere suo feudo.

Questo era il nome dell’inchiesta che nel 2017 cercò di fare luce sull’omicidio di Bruno Ielo , ex carabiniere, titolare di una tabaccheria ucciso con le classiche modalità mafiose. E oggi la svolta che ha portato all’arresto di quattro persone.

Era iniziato tutto con lo stesso iter di sempre. Piccole intimidazioni per assorbire nell’alveo mafioso l’esercizio commerciale. L’uomo che ne era il proprietario assieme alla figlia non si piega. Nel 2016 l’intimidazione più cruenta. Una rapina violenta , un colpo di pistola che parte accidentalmente e ferisce gravemente il titolare.

Ma lui non cede. Cedere significherebbe abbassare la testa dinanzi alla tracotanza del clan sovrano nella zona.

Allora occorre una punizione esemplare che funga da monito per tutti gli altri commercianti. Un ” no” che deve pagarsi col prezzo più elevato:la stessa vita.

La sera del 25 maggio 2017 il tabaccaio rientrava a casa con l’incasso della serata. Era a bordo del suo scooter. Il commando a bordo di un veicolo e a bordo di un motociclo lo seguiva alternandosi per non dare nell’occhio. Anche la figlia dell’ucciso a sua volta lo precedeva a bordo della sua auto. La condanna a morte doveva essere eseguita, in quel luogo, in quell’ora. Due colpi. Uno per ferire e fermare e uno per finire: alla nuca. Una esecuzione in pieno stile di ‘ndrangheta.

Un morto che rimane per strada, una pistola gettata ai suoi piedi come estremo oltraggio e il denaro rimasto al suo posto a significare: era la sua vita che volevamo!

Mesi di indagini a scontrarsi con la paura. Con quel ” giù la testa! ” imperativo e cattivo.

Un lavoro certosino, di intercettazioni ambientali, di esami di migliaia di video registrati dalle telecamere posizionate sulle strade percorse dall’ucciso e, finalmente,la svolta. La stessa arma del delitto collegata a quella usata per la rapina e: bingo!

Arma identica. Individuato il possessore e da lì il passo importante per individuare il resto. Mandanti , esecutori e movente.

E oggi è scattata l’ordinanza di custodia cautelare con le accuse di omicidio premeditato, rapina aggravata, tentata estorsione, detenzione illegale di armi per importanti esponenti del Clan Tegano. Alle prime ore dell’alba odierna si è data esecuzione all’ordinanza che, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria ha squarciato il velo su un delitto rimasto per due lunghi anni senza colpevoli.