UN LAGO DI VELENI NELLA TERRA DEI FUOCHI

DI LUCA SOLDI

 

 

LA Terra dei Fuochi brucia più di prima, recitava alcuni anni fa, un cartello sorretto da padre Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde a Caivano e simbolo della lotta di un intero popolo contro l’indifferenza e gli egoismi di chi ha voluto far profitti offendendo gli uomini e la natura.
Era luglio del 2015 e quel cartello era indirizzato all’uomo della speranza del momento, a colui verso il quale in tanti avevano affidato le loro speranze.
Sono passati altri anni, ci sono stati altri dolori, nuove morti, nuove offese a quella terra. Ci sono stati altri pellegrinaggi, di nuovi leader, di astri nascenti, poi rapidamente scomparsi ma in quelle terre continuano i roghi e nuove vergogne.
Hanno da fare ancora quelle mamme che assistono, curano, danno sostegno ad altre mamme che distrutte dal dolore, dalle speranze mai realizzate, sono al capezzale dei loro bambini colpiti dai mali più devastanti.
Hanno ancora da fare le associazioni del territorio che testardamente combattano con la denuncia, con le ipocrisie di chi promette tutto e non porta che niente.
E non sono solo i roghi a distruggere un luogo e la sua gente.
Buone o cattive che siano, le persone che vivono in questi luoghi si ritrovano tutte accomunate da un destino che può farsi crudele in qualsiasi momento. Ma le denunce continuano.
Adesso è venuto alla luce vero e proprio «lago» di rifiuti.
A scoprirlo i vigili del fuoco di San Felice a Cancello, nel Casertano, all’interno di una cava dismessa da anni. Sacchetti, plastica, materiali ingombranti come elettrodomestici, carcasse d’auto sono stati trovati a galleggiare sulla superficie del bacino di liquami, usato come sversatoio abusivo.
Un lago di veleno che potrebbe confermare le preoccupazioni più volte denunciate circa lo stato della falda acquifera.
Le indagini da parte dei vigili del fuoco non si sono fermate, sollecitare dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere sono proseguite. Questa volta sono intervenuti anche i sub dei pompieri che hanno scandagliato con delle telecamere, quel fondale buio, melmoso, profondo diversi metri.
A completare il quadro già abbastanza desolante, l’aggressione ad alcuni giornalisti che si erano recati nella zona per fare dei servizi, per fare il loro mestiere di informazione sul territorio.
Una troupe arrivata sul posto per realizzare un servizio per il Corriere del Mezzogiorno, composta dai giornalisti Pier Paolo Petino, direttore dell’agenzia, e il videomaker Alessandro Carlos Jovane sono stati avvicinati da alcune persone ed invitati ad allontanarsi.
I giornalisti che in qual momento non si trovavano nel perimetro della proprietà privata, sono stati poi aggrediti in malo modo con spinte e pugni.
Uno degli aggressori ha colpito violentemente sul viso il videomaker ch’è stato soccorso anche grazie alla presenza delle forze di polizia presenti vicino quell’invaso, è stato poi ricoverato in ospedale.
Il fatto in serata è stato denunciato da un durissimo comunicato della federazione della Stampa che ha rimarcato la gravità della situazione per il continuo ripetersi di atti di violenza ed intimidazione nei confronti di chi cerca di far emergere la verità dei fatti.