IL CENTRO DI SAN PIETROBURGO É COSTELLATO DI NEGOZI E DI DISCHI

DI MATTEO MARCHETTI

Quasi esclusivamente vinili, i cd qui devono essere morti prima di arrivare. Non potevamo farci scappare l’occasione

Ho trovato parecchio rock e punk sovietico, aiutato dall’unica persona che parlasse un buon inglese che abbia incontrato (Фонотека, Ulitsa Marata 28). Mi ha guidato con sapienza attraverso gli anni d’oro in cui l’underground trovava finalmente la possibilità di uscire tramite la casa discografica di Stato. Su tutti, il mio preferito è senz’altro Mister Twister, un gruppo rockabilly (immaginate quattro sovietici decidere di suonare rockabilly nel 1988, senza averlo praticamente mai sentito) che nell’URSS era diventato famosissimo: questo disco, mai sentito da noi, ha venduto un milione e mezzo di copie. Il nome della band viene da un cartone di propaganda, in cui “Mister Twister” è l’americano plutocrate e molto, molto razzista che vorrebbe visitare l’Unione Sovietica.

In un altro, proprio sul canale Griboedov, c’era un espositore intero – circa 100 pezzi – di Adriano Celentano. Alle mie comprensibili perplessità, il gestore, un vecchietto emaciato oltre la settantina che credo si nutrisse (a giudicare dall’odore) esclusivamente di cipolle e aringhe, risponde come può: «Adriano? Greatest artist vorld. Greatest history. Adriano sings, rocks, melody, Adriano makes movies. Do you know Dolce Vita? Do you know Serafino?». Anche se secondo lui il top assoluto è Rita Pavone. In fondo, è una bella metafora per il comunismo sovietico: a un popolo affamato di rock, il regime dava Celentano. Nei casi migliori.

Proprio quando pensavo di averne avuto abbastanza, mio zio – compagno di viaggio e di passioni – mi dice “Ma sai che c’è un negozio anche sulla via dell’albergo?”. E qui, in zona Cesarini, la visita che vale una carriera: Дом винила, “la casa del vinile”. Ho scoperto solo dopo che ero un po’ nel team “grazie al cavolo”, perché è considerato il top in città. Acchiappo dell’anno: 8000 dischi e più, edizioni speciali, tutti gli originali delle grandi band.

Me ne vado con ciò che più avevo sognato, spulciando scaffali su scaffali: un’edizione molto rara, doppio disco e booklet storico in russo, inglese, francese e tedesco, della sinfonia n. 7 di Šostakovič, comunemente nota come “Leningrado”. Una sinfonia leggendaria, la cui prima esecuzione in città, nel pieno dell’assedio, meriterebbe un film: https://en.m.wikipedia.org/wiki/Leningrad_première_of_Shostakovich%27s_Symphony_No._7

Soprattutto, Дом Винила è molto fornito su un settore pazzesco: quando Gorbačëv ha allentato i divieti sulla musica occidentale, la Melodija (casa discografica di Stato) ha cominciato a stampare i dischi più venduti in Occidente. E lo ha fatto senza minimamente curarsi di pagare i diritti, o acquisire i master. Sono tarocchi di Stato: alcuni fatti malissimo (roba che avrebbe sfigurato nella Porta Portese degli anni Novanta), altri meglio, come il best of dei Creedence Clearwater Revival (che tuttavia per i sovietici erano diventati “Orchestra itinerante Cridenz”), o come l’onnipresente Toto Cutugno. Questi gioielli per collezionisti, peraltro, hanno prezzi più abbordabili: gli originali occidentali erano tra i 2000 e i 4000 rubli (1 euro ne vale circa 70), mentre queste perle un migliaio.

Insomma, jackpot. Altro motivo per visitare la città. E per tornarci, che in effetti ci sono tante altre meraviglie e tanti altri negozi ancora da visitare.