BUONGIORNO UN CORNO!, GIOVEDI’16, SCALFARI BENEDICE IL PAPA …

DI GIANLUCA CICINELLI

In un numero, molto criticato a sinistra, di BUONGIORNO UN CORNO! del dicembre scorso affermammo che il Pd si era venduto la legge che bloccava la prescrizione nei processi in cambio del voto dei 5 cosi per finanziare il crac della Banca Popolare di Bari. Ieri la conferma che così è stato. La Commissione Giustizia della Camera ha approvato l’emendamento soppressivo alla proposta di legge Costa sulla prescrizione presentato dal Movimento 5 Stelle. L’emendamento è passato con 23 voti a 22. Pd, M5s e Leu hanno votato a favore, nella maggioranza solo Italia Viva di Renzi ha votato contro, oltre naturalmente al centrodestra. Il Pd, probabilmente, conta sul fatto che la legge che rende processabile all’infinito l’imputato verrà giudicata incostituzionale e buttata nel ces… tino dell’inciviltà giuridica come merita. Della legge abbiamo parlato molte volte e non ci ritorniamo. Ieri però si è dato molto spazio alle proposte con cui Zingaretti vorrebbe far nascere un partito nuovo dalle ceneri del Pd. Con l’esempio del comportamento dei dem, partito per cui militano o simpatizzano numerosi giuristi e costituzionalisti, si capisce che c’è un punto non inserito nella riforma Zingaretti, che andrebbe invece proposto come un dogma: non si votano strumentalmente provvedimenti per ottenere in cambio benefici successivi su altri provvedimenti. Il senso che ne deriva, oltre a riavvicinare i cittadini alle istituzioni e alla politica, è molto chiaro: sulle leggi che parlano di principi universali non si tratta. Se un principio è sbagliato si lotta per cercare di farlo diventare patrimonio di tutti credendoci. Ma non è sostenibile per un partito progressista che io ti voto una legge orrenda perché poi tu mi devi fare un favore. Pensaci Zinga.

Fa discutere e molto l’annuncio di una scuola romana che spiega di avere due plessi, uno in cui vanno i figli dei ricchi e l’altro in cui vanno i figli dei poveracci. Viene voglia di colpire al plesso solare chi ha messo questo annuncio e prendere a calci chi ha deciso questa separazione, ma cerchiamo di andare oltre la rabbia e l’indignazione. La domanda vera è perché non ci si vergogni più di dire queste cose senza temere di essere messi alla berlina. Chi ha operato questa distinzione l’ha percepita come naturale, ha pensato che fosse socialmente una cosa normale tornare a prima della stagione di lotte che ha sancito il diritto alla scuola per tutti. Tranne alcune forze politiche residuali, nessuno afferma più con forza che siamo tutti uguali dinanzi al diritto all’istruzione. Con la memoria bisogna allora andare a un famoso scontro televisivo per le elezioni del 2006 tra Prodi e Berlusconi ospiti di Mediaset. Trovate il filmato su Youtube. In quell’occasione a un certo punto Berlusconi disse con disprezzo, per denigrare le politiche di solidarietà proposte dal centrosinistra, “Questi vorrebbero che il figlio dell’industriale e il figlio del povero avessero le stesse possibilità”. Ci aspettavamo, noi fottuti pauperisti, che il buon vecchio Romano approfittasse dell’assist del miliardario per iniziare a urlare saltando sopra la scrivania “Si, brutti stronzi, è proprio così, vogliamo che l’uguaglianza nell’accesso ai servizi sia sancita per tutti e non solo per chi per caso nasce in una famiglia ricca”. Non lo fece. Non lo fece perché avrebbe perso i voti del cosiddetto “ceto medio”, scelse di tacere cambiando argomento. Quel silenzio opportunistico pesa ancora come un macigno sulla coscienza nazionale, in quel silenzio ci fu la resa incondizionata del centrosinistra alla tendenza dominante nel mondo attuale, quella per cui ci si deve vergognare della propria condizione sociale. Ancora oggi, come dimostra il caso della scuola di Roma, paghiamo il prezzo di non aver avuto il coraggio di riaffermare urlando un’ovvietà: siamo tutti uguali che vi piaccia o no.

Avrete letto nei giorni passati dei venti di scissione che soffiano sulla chiesa cattolica. Pensavamo che ad alimentare la lite dottrinale fosse stata la querelle tra Ratzinger e Bergoglio sul celibato dei preti ma adesso è tutto chiaro. E’ colpa di Scalfari invece, il terzo papa vivente. Il fondatore di Repubblica ha rivelato infatti di aver avuto un lungo colloquio con papa Francesco. Sua Santità ne è uscita molto provata e non vuole vedere nessuno da giorni. Si spiega forse così anche il gesto di nervosismo con lo schiaffetto sulle mani della fedele nei giorni del Natale appena trascorso. “Verrà presto la fine del mondo”, sembra abbia detto riattaccando Bergoglio, ma era un’idea di Scalfari. Il quale nell’articolo di oggi su Repubblica ci fa la seguente rivelazione: “C’è un Dio unico, questo è il parere di Sua Santità”. Anche i parenti più stretti di Sua Santità laica, la famiglia Scalfari, hanno provato a spiegargli che il monoteismo è ormai patrimonio della chiesa da millenni ma niente, lui sostiene che è uno scoop e ha preteso l’articolo di apertura sul quotidiano di largo Fochetti. Lo stesso Ratzinger, appreso del colloquio del padre di Repubblica con papa Francesco ha deciso di mettere fine alla polemica col suo omologo sul celibato, per paura che Scalfari telefonasse anche a lui. Papa Eugenio, ateo fino a qualche tempo fa, oggi discetta della grazia e di S. Agostino. La tensione in Vaticano è altissima. Il racconto dell’incontro tra i due papi è commovente. Eugenio primo scrive che papa Francesco ha voluto accompagnarlo fino al portone. Subito dopo hanno cambiato tutte le serrature, i numeri di telefono e adesso dalla sala stampa vaticana risponde una voce chiaramente artefatta che dice “Il Signore non c’è”, ma non è chiaro di chi parli. Sono tempi davvero duri per la chiesa cattolica.

Non so voi che rapporto abbiate con la scienza. Lo dico subito, io sto con Burioni anche se è uno che se è simpatico riesce a mascherarlo benissimo. Però avevo sempre pensato che, al netto di alcune lievi approssimazioni tipo se moriremo come esseri umani tra mille o un milione di anni, in linea di massima alcune certezze fossero state raggiunte. Inizio invece a pensare che alcuni scienziati siano attendibili più o meno come tua nonna che prevede la pioggia quando gli duole il ginocchio per l’artrite. L’inquinamento è questione seria, ma è anche un settore intorno a cui scorre un grosso business, di dimensioni economiche quasi incalcolabili. Vedi le macchine nel traffico e non è che te lo dicono che inquinano, senti proprio gli idrocarburi in gola, tossisci, la pelle si riempie di macchie. Invece oggi ci fanno sapere, e badate bene sarà così, avranno fatto ricerche, che il consumo di legna, pellet e carbonella, combustibili minoritari all’interno delle nostre case, incide sull’inquinamento residenziale per oltre il 90 per cento. Passi per la carbonella, ma la legna e il pellet? Fateci capire, cerchiamo di riscaldarci con elementi che ci fornisce la natura e poi finiamo più colpevolizzati delle macchine? Che i blocchi della circolazione per ridurre le polveri sottili non servissero a niente era chiaro a tutti, perché l’unico blocco che possa fermare l’inquinamento da idrocarburi deve essere quello definitivo del ricorso a motori a combustibile fossile. Alla fine la nascente green economy sta diventando un arma delle classi agiate, ha come ideologia di base quella di colpevolizzare i comportamenti dei singoli anziché punire le distruzioni di massa dell’ambiente operate dalle multinazionali. E francamente è un’ideologia che va combattuta e sulle cui certezze scientifiche è ora di operare alcune verifiche altrettanto scientifiche, senza minimamente mettere in dubbio i cambiamenti climatici e il riscaldamento del pianeta sia chiaro, ma mettendo in discussione le misure che in base a questi fenomeni colpevolizzano in particolare i meno abbienti e i singoli in generale.