LA VITA SPEZZATA DEI PINI DI ROMA

DI ELISA BENZONI


Buongiorno. Ci siamo finalmente accorti che un problema c’è. Roma si sta trasformando, retrocedendo dal felice primato di essere una delle capitali più verdi al mondo.
Lo stava facendo nel silenzio generale, complice il consueto teorema tanto attuale: non vuoi abbattere gli alberi, ergo se cadono è colpa tua. Un teorema sulla responsabilità privo di senso ma litania nella pubblica amministrazione quanto nelle assemblee condominiali.
Ora quantomeno il silenzio è finito, se poi questo sarà risolutivo è tutto da vedere.
Di fatto c’è che 30 eventi metereologici non comuni hanno messo in ginocchio il patrimonio ambientale della capitale. E mentre la Raggi afferma che già molte centinaia di esemplari pericolanti sono stati abbattuti, pochi ne sono stati ripiantati. I numeri vaghi ed evanescenti degli interventi di abbattimento, si accompagnano a numeri ancor più evanescenti sulle ripiantumazioni. Che per altro dovrebbero avvenire entro 60 giorni dall’abbattimento. Stiamo dunque parlando di nulla. Basta guardarsi attorno.
Ora, ci sono due segnali positivi che però non possiamo non registrare. E’ stato firmato un protocollo d’intesa tra il comune di Roma, Dipartimento della Protezione Civile e Commissario Delegato. Il documento definisce ruoli e modalità di lavoro per arrivare a un modello operativo, in grado di mitigare gli effetti e prevenire i rischi causati da cambiamenti climatici ed eventi metereologici eccezionali. Un piano straordinario per mettere in sicurezza il patrimonio arboreo cittadino. Buona notizia; ma il Protocollo d’Intesa deve essere ancora trasformato in uno strumento operativo per uscire dall’endemico stato di emergenza mentre non risulta essere neanche all’ordine del giorno dei lavori dell’Assemblea Capitolina. Secondo segnale positivo: Italia Nostra si sta interessando al tema.
Il primo punto a nostro avviso sarebbe fare chiarezza sui numeri (patrimonio, alberi tagliati, alberi da ripiantare) anche per pianificare le necessarie ripiantumazioni. E anche per far sì che almeno nel pubblico le regole, che lo stesso pubblico dà, non vengano disattese: e dunque quando tagli, già ti muovi per ripiantare. Pini, cedri del Libano e platani. Prima di tutto.
Facciamo notare poi che, in giornate a traffico limitato come queste, oltre a protestare per le limitazioni, facciamoci un minimo di esame di coscienza anche (tra l’altro) su quanto nulla facciamo per il nostro verde privato. Tra un Friday for future e l’altro.