A PROPOSITO DI “HAMMAMET”, DEL PSI E DEL PCI

DI FABIO BALDASSARRI

Che così tanti coglioni, presi dall’attualità del film “Hammamet” (che andrò a vedere perché credo che con un regista come Amelio e un protagonista come Favino ne valga la pena) diano giudizi sull’esperienza socialista basandosi sulla fase finale della stagione craxiana, è una madornale sciocchezza. La storia del Psi è vecchia di oltre un secolo ed è fatta di luci e ombre come è normale che sia per un partito che ha avuto tanta storia alle spalle. Oggi, invece, é troppo fresco il giudizio delle aule di tribunale o quello dei politici per lo più funzionale, almeno quest’ultimo, a interessi di parte e rancori. Servirà, semmai, la critica degli storici che potrà essere persino contrastante, ma per avere valore documentale dovrà fondarsi sullo studio a mente fredda delle diverse fonti e sulla comparazione attenta con altre vicende nazionali e internazionali che riguardano uno dei periodi più complessi nella vita della Repubblica. Solo una cosa mi pare che si possa dire con certezza fin d’ora: Psi e Pci non riuscirono a cogliere entrambi l’appuntamento nella casa comune europea che non altro indirizzo poteva avere se non quello del socialismo nella democrazia.
Quest’appuntamento non riuscì o non trovò concordi Psi e Pci a causa di responsabilità che oggi vengono distribuite, in minore o maggiore misura, tra l’una e l’altra parte a seconda delle opinioni e della provenienza politica. Ciò, a me pare, è il solo pericoloso lascito di cui dovremmo tenere conto adesso se si volessero davvero ricompattare le troppe famiglie della sinistra italiana. E prima di aprire bocca consiglierei a tutti di rifletterci sopra.