L’UOMO CHE CERCAVA LA SUA VITA NEI GIORNALI

DI FRANCESCA DE CAROLIS

Leggendo dei senzatetto ancora morti nel freddo… qualche nota di cronaca, l’accenno a un nome, una strada…  arriveranno poi le statistiche, che tutto restituiscono in poltiglia di numeri… L’acqua era venuta giù all’improvviso. Lacerando la fredda calma che stava scendendo sulla città, sulla frenesia spenta del quartiere, sul sonnolento stile d’epoca dei palazzi, sulle vetrine e le dozzinerie dei negozi, sul sorriso masticato delle commesse, la polvere inquieta dei lavori in corso, i rami spogli dei tigli, sulla tenda a strisce della rosticceria, sulla tettoia dell’edicola… Sui pacchi di giornali che aveva raccolto negli ultimi mesi. Rubati alle panchine, chiesti in carità agli edicolanti, raccolti dai cumuli delle immondizie. Sette buste di plastica bianca gonfie di carta, tenute strette da nodi di spago. Un’impresa al di sopra delle sue possibilità, ma era tempo di trasportare le buste dal bordo del marciapiede fino al muro del palazzo, al riparo sotto la linea dei cornicioni. Un pacco per volta. Con il passo rallentato dalle fitte alle ossa, appesantito dai due cappotti che indossava uno sopra l’altro, sopra le due paia di pantaloni, i tre maglioni. Con i piedi nudi e il mento curvato sul petto dall’artrosi che lo costringeva a testa bassa. Senza poter vedere altro che tratti d’asfalto e i suoi faticati passi, i passi affrettati degli altri e i cartocci unti di rifiuti, i fondi nervosi dei pneumatici e i crampi dello stomaco e le chiazze che si allargavano di pioggia sulle mani sporche e indurite, come i piedi, dalla polvere del tempo e dal dannato freddo che gli serrava le tempie in una morsa. Un’impresa impossibile, ma ancora una volta ce la fece… CONTINUA SU REMOCONTRO:

L’uomo che cercava la sua vita nei giornali