IL CORTOCIRCUITO DELLA CREDIBILITÀ

DI GERARDO D’AMICO

Una volta la saggezza popolare si atteneva alla regola che l’abito non fa il monaco, che non tutto è come appare. E c’erano dei punti fermi di cui ci si poteva fidare, quando non si poteva vedere coi propri occhi: l’ha detto la radio, o la televisione, lo scrive il giornale, si diceva con sicurezza.

Regola sovvertita dal turbinio di foto false, manipolazioni, bufale, veri e propri inganni che hanno inondato i social, che sono l’interfaccia col reale, almeno questo pensano moltissime persone, e danno credito ad una foto taroccata, ad un post pieno di riferimenti che nessuno va a controllare, scemenze che un tempo un giornalista appena decente avrebbe cestinato dopo la seconda riga rimbalzano dal web ai giornali alle televisioni.

Un cortocircuito in cui tutti hanno credibilità, quindi non esiste più credibilità per nessuno.

Polpette avvelenate che l’ignoranza di chi le afferra rende gustose, siano essi utenti delle Rete o giornalisti.

Nell’uno e nell’altro caso, faranno la stessa fine.