AL CPR DI GRADISCA IL REGENI GEORGIANO: MORTO DOPO PESTAGGIO DI 10 AGENTI

DI GIULIO CAVALLI

Quattro anni senza Giulio Regeni. Quattro anni di mancate risposte da parte del capo del governo egiziano Al Sisi e quattro anni di insabbiamenti e depistaggi. I genitori di Regeni qualche giorno fa ospiti nella trasmissione di Fazio hanno parlato di fuffa per descrivere l’atteggiamento delle autorità egiziane e sono (fortunatamente) in molti a chiedere giustizia: ad oggi sappiamo che le forze di polizia egiziane hanno torturato Giulio fino a ucciderlo tentando (e non riuscendo) poi goffamente di fare passare tutto per un incidente.

Italia, gennaio 2020: al Centro rimpatri di Gradisca Vakhtang Enukidze, 39enne georgiano, il 18 gennaio muore dopo essere stato portato d’urgenza in ospedale. Vakhtang Enukidze era rientrato nella struttura il 17 gennaio, dopo essere stato per un giorno e mezzo nel carcere di Gorizia: non riusciva già a parlare, camminava a fatica e la sera precedente aveva perso conoscenza, i suoi compagni di stanza hanno dovuto adagiarlo sul letto. Le zone d’ombra riguardano ciò che è successo a partire dal 14 gennaio: alcuni parlano di un coinvolgimento dell’uomo nella rissa ma altri testimoni raccontano di uno scontro con un altro migrante e di un successivo pestaggio di una decina di agenti di polizia intervenuti per sedare la lite.

Riccardo Magi, deputato di +Europa, ha visitato la struttura il 18 e il 19 gennaio e racconta: «Appena sceso dalla macchina, ho sentito urla provenire dall’interno. Ho avvertito un’impressione di tensione palpabile, un poliziotto ha detto ad un collega che c’era tanto sangue in giro. Mi è stato spiegato che quella sera c’era stata una “bonifica”, erano stati sequestrati i telefonini a tutti gli ospiti della zona verde, il settore dove fino al giorno prima si trovava il georgiano».

La “rissa” invocata dagli operatori del Cpr non ci sarebbe mai stata. Racconta Magi: «Le persone che ho ascoltato, ospiti, operatori e un poliziotto negano che ci sia stata una rissa. Parlano di una colluttazione tra Vakhtang e un cittadino nordafricano. Ma da questo scontro non sarebbero potute derivare lesioni gravi, né tantomeno mortali». Quindi le ferite di Vakhtang Enukidze potrebbero essere dovute al fatto che il giovane – racconta sempre Magi – «sarebbe stato picchiato ripetutamente da circa 10 agenti nel Cpr di Gradisca d’Isonzo (Gorizia), anche con un colpo d’avambraccio dietro la nuca ed una ginocchiata nella schiena, trascinato per i piedi come un cane. Morto dopo essere stato riportato nel Centro, al termine di una notte d’agonia».

Ieri anche il capo della Polizia Gabrielli si è lasciato andare a un giudizio netto: «Resto sempre molto basito – ha dichiarato a margine di un convegno sulla sicurezza – quando leggo certe cose: come mi preoccupano i postulati per cui gli stranieri sono tutti spacciatori e tutti coloro che professano la religione islamica sono terroristi, stigmatizzo chi parte dal presupposto che i poliziotti siano tutti picchiatori».

Solito balletto, solite comparse, solite parti in commedia: tutti su posizioni precostituite, tutti garantisti a parole e tutti già con le idee chiare e tutti in difesa dei propri pregiudizi. Però Vakhtang Enukidze è morto.

Torniamo a Regeni, per un secondo: lasciando perdere il paragone con Cucchi che irrita così tanto Gabrielli viene da chiedersi se non sia preoccupantemente egiziana quest’Italia in cui muore un uomo nelle mani delle autorità, cosa ci sia di diverso in questo primo imbarazzato silenzio del governo e cosa ci sia di diverso sul cumulo di versioni che si accavallano fin dalle prime ore dopo il decesso.

Per chiedere verità e giustizia bisogna praticare verità e giustizia, qualcuno lo ricordi al nostro governo.

 

Al Cpr di Gradisca il Regeni georgiano: morto dopo pestaggio di 10 agenti

Finita qui? No. I testimoni che hanno assistito alla rissa che non era rissa e al pestaggio dei poliziotti che forse è stato davvero un pestaggio sono stati rimpatriati in fretta e furia. Il procuratore di Gorizia Massimo Lai assicura: «Abbiamo sentito quattro testimoni diretti prima del rimpatrio, solo un quinto era già stato espulso. Indaghiamo su tutte le fasi della vicenda, compresa la permanenza in carcere».

Eppure sfugge il motivo per cui i testimoni proprio nel pieno delle indagini siano stati rispediti di fretta a casa quando potrebbero essere utili alla raccolta di informazioni.

Il deputato Magi parla del rischio che si ripeta un altro caso Cucchi e i sindacati si preparano subito alle barricate parlando di «solite incaute accuse all’operato degli agenti di Polizia» (del resto furono considerate incaute anche le accuse della sorella di Stefano Cucchi, ricordate?) E puntano il dito sulla struttura che «a poco più di un mese dalla sua apertura ha già fatto registrare numerosi incidenti».

L’assessore regionale leghista Pierpaolo Roberti invece sembra non avere dubbi sull’innocenza dei poliziotti e anzi annuncia una visita nel Cpr di Gradisca  «non, come fanno altri, per valutare la situazione degli ospiti – ha affermato -, ma per accertarmi che i nostri ragazzi in divisa siano in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro» aggiungendo che «chi oggi fa vergognose illazioni non merita menzione piuttosto è utile ricordare lo sforzo di chi contiene una situazione difficile, dove decine e decine di persone, in gran parte già segnate da trascorsi con la giustizia, vivono con l’unico obiettivo di evadere per vivere in clandestinità e condurre una vita di espedienti». Insomma siamo alle solite: se è successo qualcosa significa che se l’è cercata.