FERMARE L’EPIDEMIA

DI MARIO PIAZZA

La minaccia del virus è reale. Con l’aiuto di coloro che ne hanno sottovalutato i sintomi e con la complicità di chi dolosamente ancora oggi definisce i suoi portatori come casi isolati, la minaccia mortale nata da quello che appariva un innocuo serpente esposto al mercato si sta facendo strada e se non verranno prese misure drastiche raggiungerà prestissimo il nostro posto di lavoro, la nostra pizzeria preferita, il nostro pianerottolo.

Non sto parlando del “coronavirus” venuto dalla Cina, ma di quello volontariamente diffuso da un uomo che ha sostituito il serpente e che vive abitualmente nella pianura padana senza però disdegnare battute di caccia in tutta la penisola.

Sono bastati due giorni perchè la mia diagnosi definitiva venisse confermata, e dio solo sa quanto avrei voluto sbagliarmi come qualcuno suggeriva con commenti ancora una volta tesi a minimizzare o a rendere storicamente improponibile l’accostamento tra la citofonata di capitan coniglio e il marchio di morte che la folla nazista, liberata da ogni remora di civiltà, democrazia e legalità, dipingeva sulle porte delle famiglie ebree.

Ormai le mascherine di garza non bastano più. Occorrono misure drastiche, cordoni sanitari, isolamento e farmaci potenti. Occorre rendersi conto una volta per tutte che il virus passerà dal citofono al pianerottolo e infine alla vostra porta di casa, e che siate ebrei, stranieri, gay, musulmani, comunisti o magari soltanto femmine non farà proprio nessuna differenza.