TERNI, L’INCOMPIUTA E ABBANDONATA FONTANA DI BEVERLY PEPPER

DI VANNI CAPOCCIA

Fu un’idea di Pertini, in visita alla “Terni”, di celebrare i cento anni delle Acciaierie con un monumento indicando Arnaldo Pomodoro come possibile autore. Da quell’idea è nato, e il parto è stato lungo e laborioso, “Lancia di Luce” il magnifico obelisco di Pomodoro diventato in breve uno dei simboli di Terni. Sintesi di forza, lavoro, tecnologia si spinge fino al cielo e di notte diventa una luce che, come le colate degli altoforni illuminano i capannoni, illumina la città di Terni arrivando fino al cielo. Si trova a poca distanza dal fiume Nera.

L’acqua, come l’acciaio, altro simbolo di Terni con la Cascata delle Marmore. Ed è a questi due elementi che Beverly Pepper da poco scomparsa, americana di nascita e umbra per scelta, nell’ormai lontano 2004 s’era ispirata per un monumento a Terni nato da un’idea dell’allora sindaco Raffaelli: una fontana larga 20 metri sopra la quale un arco d’acciaio alto 10 avrebbe fatto cadere un velo d’acqua.

Monumento-fontana bello, evocativo, suggestivo che non c’è. Perché come spesso succede con la contemporaneità è rimasto incompiuto e incompreso. E di quell’opera di una delle maggiori artiste contemporanee al mondo rimane a Terni la base abbandonata a se stessa, ricettacolo di sporcizia e acqua stagnante.

Tutto il contrario di quello che doveva essere per la Pepper: in un luogo risanato accanto al Polo Museale Caos acqua pulita che scorre dall’alto evocando un ritorno al fiume Nera poco distante. Acciaio e acqua insieme, il lavoro dell’uomo (l’acciaio) e della natura (l’acqua) che insieme creano ambiente come fa la Cascata delle Marmore.

Ora Beverly Pepper è morta, dagli articoli che hanno parlato di lei abbiamo compreso la sua grandezza d’artista, la sua fama mondiale, il suo amore per Todi e l’Umbria.

È tempo di fare come hanno fatto con la “Lancia di Luce” di Pomodoro” e far nascere la Fontana della Pepper. Terni merita quest’altro segno della contemporaneità nel suo territorio che partendo da Terni lancerebbe un filo di luce invisibile attraverso l’Umbria. E con La Pepper e Pomodoro legherebbe Terni a Todi sempre con la Pepper, a Spoleto con Calder, a Foligno con la Calamita cosmica di Gino De Dominicis, a Perugia con il Grande Nero di Burri, le lavagne di Buys e il Fuseum di Brajo Fuso, per arrivare all’Alberto Burri dell’Essiccatoio e Palazzo Albizzini di Città di Castello.