SALVINI? NON SI SCONFIGGE SUL PIANO DELLA POLITICA MA DELLO SHARE

DI EMILIANO RUBBI

Non so se avete fatto caso a una cosa.

Questi giorni c’è stato Sanremo e tutti, ovviamente, hanno parlato di Achille Lauro e dei suoi travestimenti, di Morgan e Bugo che litigano, di Amadeus, di Fiorello, della Leotta, di Rula Jebreal e via dicendo.
Perché Sanremo è la trasmissione nazionalpopolare per eccellenza e quest’anno, a quanto pare, la serata finale ha fatto registrare addirittura uno share record che non si vedeva dai tempi di Pippo Baudo.

Poi, superato il periodo sanremese, c’è stata la notte degli Oscar e stamattina, almeno sulla mia timeline, non si parla d’altro.

Non vi è sembrato che per qualche giorno sia mancata qualcosa?
Non avete provato un senso, come dire, di beata leggerezza?
Un senso di pace, come quando uno che non fa altro che parlare in continuazione, finalmente, tace?
Esatto: per una settimana è letteralmente scomparso Salvini.

L’anno scorso, in questo periodo, il Capitano  era riuscito addirittura a dirottare la percezione della kermesse sanremese su binari “sovranisti”, portando la sfida tra Ultimo e Mahmood a diventare la rappresentazione plastica della narrazione tossica per cui gli immigrati, ormai, ci scippano addirittura i posti sanremesi che ci spetterebbero per diritto di nascita.

Stavolta, invece, è riuscito ad annullarsi da solo, dichiarando che non avrebbe visto Sanremo perché c’era quel sessista di Junior Cally.
Poi Junior Cally non se l’è filato nessuno (la canzone che ha portato era oggettivamente una robetta bruttina forte), ma lui non poteva saperlo.
Ormai aveva annunciato il suo boicottaggio e non poteva più tirarsi indietro.
In pratica, proprio come aveva fatto quest’estate dimettendosi e pensando di poter andare subito a elezioni e, di conseguenza, a governare, stavolta ha sbagliato completamente mossa con la sua propaganda, sopravvalutando se stesso e pensando di poter riuscire, da solo, a far floppare questa edizione sanremese.

Salvini campa, sui social, accodandosi ai temi di cui si parla maggiormente (i famosi trend topics) e dicendo la sua su quelli, cercando sempre di ricondurre qualsiasi argomento ai suoi soliti “prima gli italiani”, “io non mollo”, “io ci sono, voi ci siete?” e via dicendo.
Stavolta, invece, si è tagliato fuori da solo.

Quando ho notato questa cosa, sono andato a controllare la sua pagina, chiedendomi se, magari, fosse solo una mia percezione, se magari, al di fuori della mia “bolla”, lui seguitasse ad essere sulla cresta dell’onda.

E ho scoperto che no, non era affatto solo un’impressione.
Se andate a controllare, vi accorgerete che, negli ultimi giorni, moltissimi post di Salvini hanno ricevuto 2000, 3000, 4000 like.
E se li rapportiamo a un profilo seguito da 4 milioni di persone, significa che sono andati non male, ma letteralmente malissimo.
Lui ha seguitato a postare i suoi buongiornissimi, i suoi “io non mollo” e tutto il solito miserevole armamentario populista per cui è noto, ma non se l’è filato nessuno.
Quest’ultima settimana la propaganda del Capitano è stata letteralmente un disastro, insomma.

È bastato dare agli italiani, anche ai suoi elettori, qualcosa che li interessasse di più.
Un’opportunità che permettesse loro di fare il tifo per qualcosa di diverso, finalmente, qualcosa che non fosse il solito “italiani contro migranti”.

Salvini fa show, non politica.
È un intrattenitore, proprio come Amadeus e Fiorello.
Ma loro due, Achille Lauro, Rula Jebreal, persino Morgan e Bugo, stavolta hanno proposto agli italiani uno show più interessante e accattivante del suo.

L’errore di tutti è stato quello di considerare la propaganda leghista una sorta di macchina politica perfetta in grado di raccogliere e canalizzare il disagio e le paure.
E in parte è vero, ma abbiamo perso di vista una componente fondamentale: l’intrattenimento.
Lui ha offerto e offre intrattenimento, gli altri no.
È uno showman che firma autografi e fa i selfie, prima di tutto.

Salvini non si sconfigge sul piano della politica, ma dello share.