LUCANIA: VIA LIBERA ALL’ESTRAZIONE DI 50.000 BARILI AL GIORNO

DI RAFFAELE VESCERA

“Total, Tempa Rossa al via: estratti 15mila barili al giorno. La regione Basilicata ha firmato l’accordo anche con Shell e Mitsui. A regime saranno 50.000 barili al giorno.” Così il Sole 24ore, nella sua visione tardo industrialista, annuncia compiaciuta il nuovo accordo, aggiungendo che i Lucani avranno petrolio gratis. In che misura non è dato sapere, mentre sappiamo bene quale e quanta devastazione ambientale produce l’estrazione del petrolio in una regione un tempo paradiso naturalistico e polmone verde del Sud, fornitrice di buona acqua per milioni di cittadini della siccitosa Puglia, acqua ora ridotta a un cocktail di sostanze velenose sversate nelle falde sotterranee, attraverso la reiniezione degli scarti nocivi del petrolio, sparati a centinaia e migliaia di metri di profondità, oppure direttamente sversati nelle acque di superficie, come il lago del Pertusillo.

E, grazie alle denunce delle associazioni ambientaliste, sappiamo anche quanti morti per cancro genera tale pratica in una regione dove i tumori erano quasi sconosciuti. Una terra di appena 500.000 abitanti, dove, secondo la denuncia  dell’associazione ambientalista “Cova contro”, il potere miliardario del petrolio pervade tutti i gangli della società civile, condizionando politici e funzionari di Stato, giornalisti e intellettuali, cui distribuisce benefici, ed estendendo il potere anche sugli organi di controllo ambientale di cui le stesse compagnie petrolifere si fanno garanti. Società petrolifere che, come risarcimento per la devastazione prodotta e per mettere a tacere eventuali malumori degli abitanti, distribuiscono favori a pioggia, dal bonus benzina per gli automobilisti, alle elargizioni per feste e sagre di paese, carnevali e carnevaletti vari, convegni di poeti con la testa tra le lune e i piedi nel fango petrolifero, fino ai fondi dati alle scuole per le gite scolastiche e persino per corsi di “educazione ambientale”.

Briciole elargite dalle compagnie petrolifere, seppure sotto processo per disastro ambientale, come nel caso  dell’Eni, che secondo la magistratura avrebbe contaminato 26mila metri quadri su un’area di 180mila, smaltendo irregolarmente oltre 854mila tonnellate di sostanze pericolose, con enormi conseguenze sanitarie in Val D’Agri, il giacimento di terraferma più grande d’Europa. Inchiesta della Magistratura che ha disposto gli arresti domiciliari del dirigente ENI, Enrico Trovato, responsabile dello stabilimento, e la sospensione per otto mesi dall’incarico di pubblici ufficiali per cinque membri del CTR (Comitato Tecnico Regionale) della Basilicata che avrebbero dovuto vigilare sull’operato della compagnia.

Finalmente uno spiraglio di giustizia tra le tante ombre della società civile lucana, messa a tacere con lusinghe per chi si piega e castighi esemplari per chi si rifiuta  di stare al gioco, ambientalisti, studiosi, funzionari pubblici e quanti denunciano le malefatte delle compagnie petrolifere.  Castighi che prevedono emarginazione civile e persecuzioni di ogni genere. Senza dire degli inquietanti “suicidi” di alti dirigenti delle stesse società petrolifere.

Secondo quanto comunicato dalla Mitsui, i barili di petrolio estratto saranno a breve 25mila al giorno, e a regime, previsto tra sei mesi, si estrarranno 50mila barili di petrolio al giorno, con 240 tonnellate al giorno di Gpl e 80 tonnellate di zolfo. Tenendo conto che un  barile è pari a 159 litri, siamo a circa 8 milioni di litri al giorno, quasi tre miliardi di litri l’anno, estratti nei soli sei pozzi di Tempa Rossa, senza contare quanto avviene nel resto della Basilicata, perforata in ogni dove. E senza sapere che fine faranno le scorie di raffinazione del petrolio. Tutto ciò in epoca di green deal, di un nuovo accordo mondiale per la riduzione dei carburanti fossili e la crescita delle energie rinnovabili.  Quante altre terre coltivabili distruggeranno, quanti altri animali al pascolo avveleneranno, quanti altri lucani morti per cancro e altre malattie faranno queste altri 50.000 barili al giorno di petrolio?

Un fiume di petrolio e di denaro che, anziché arricchirla, fa della Basilicata una delle regioni più povere d’Italia, poiché, in perfetto stile colonialista, applicato all’intero Mezzogiorno dallo Stato italiano,  importando corruzione, depreda le risorse naturali del luogo, distruggendo agricoltura e allevamenti, così rovinando  l’economia degli abitanti costretti a emigrare. La verde Lucania, che trae il proprio nome dall’etimo “luc, lucus”, (bosco sacro) terra ricca di acqua, di pascoli e montagne boscose, autentica Arcadia italiana, viene ora ridotta a un deserto di terra e di uomini, pari a quello naturale dei paesi arabi.