TADDEO DI BARTOLO, UNA VITA DA MEDIANO DELLA PITTURA

DI VANNI CAPOCCIA

 

Il senese Taddeo di Bartolo, figlio di Bartolo di Mino barbiere, nell’attraversare l’ultimo tratto dell’arte tardogotica è stato un bravo ed efficiente professionista della pittura; artista itinerante tra Toscana, Umbria, Lazio e Liguria al servizio di potenti famiglie, autorità civiche e istituzioni religiose che ne apprezzavano l’adattabilità alle richieste, la padronanza dei mezzi tecnici, la rapidità nell’eseguire i lavori.

Suoi capolavori sono il Trittico di Montepulciano e il polittico, firmato e datato 1403, per la chiesa di san Francesco al Prato di Perugia, una grande macchina d’altare a due facce e due fiancate che nella parte verso la navata aveva al centro la Madonna e in quella che guardava il Coro san Francesco. Una volta smontato parti del polittico sono andate disperse nel mondo, tredici le conserva la Galleria nazionale dell’Umbria che intorno a queste ha allestito a Perugia, curata da Gail E. Solberg, una mostra su Taddeo di Bartolo, ospiterà oltre cento opere tra le quali le tre cuspidi del Trittico di Montepulciano.

In un allestimento che ricorda la caratteristica navata delle chiese francescane il Polittico di san Francesco al Prato, pezzo forte della mostra, grazie a prestiti sarà per quanto possibile rimontato. Consentirà d’immaginare che composita macchina d’altare fosse, renderci conto del particolare e denso chiaroscuro di Taddeo, di una certa legnosità dei personaggi, di particolari come il foglietto in mano a san Paolo non di pergamena ma di carta “una piccola missiva, con tanto di mittente (“ad Corintios”) e ripiegatura posteriore per una chiusura a busta“ (Galleria Nazionale dell’Umbria).

Anche dell’attenzione con la quale Taddeo di Bartolo eseguiva i lavori soddisfacendo le richieste e gli interessi dei committenti e del pubblico. In questo caso un divino san Francesco dal saio spruzzato di celestiale polvere dorata che mostra le stimmate e schiaccia l’Orgoglio, la Lussuria e l’Avarizia come lo volevano i francescani, e i due patroni della città san Costanzo vestito di bianco e il “defensor civitatis” sant’Ercolano con il mantello pieno di grifi come lo pretendevano i perugini.

Polittico tra i livelli più alti di Taddeo di Bartolo dove a differenza di quanto si può notare anche nella sua Pentecoste alla Galleria Nazionale dell’Umbria “sono assenti gli stantii arcaismi e in specie l’incoerente affollarsi di elementi, quali ritroviamo in gran parte della produzione di Taddeo” (Francesco Santi). Un’opera con la quale l’artista senese dimostra d’averne fatta di strada da figlio del barbiere a pittore di qualità e quantità, una vita da mediano della pittura come gli Oriali, i Lodetti, i Furino l’hanno avuta nei campi di calcio e Michele Scarponi al fianco di Nibali per le strade del Giro e del Tour.

Taddeo di Bartolo, Perugia, dal 7 marzo al 7 giugno 2020, Galleria Nazionale dell’Umbria