OGGI I NODI ARRIVANO AL PETTINE

DI MARIO PIAZZA

Il Senato oggi spedirà ufficialmente il Salvini Matteo davanti ai giudici.

L’esito della votazione è scontato, talmente scontato da concedere all’imputato il lusso di atteggiarsi a patriota invece di tornare a piagnucolare dietro la sottana degli ex-alleati, come fece per il caso Diciotti affinchè lo salvassero dal processo con il colpo di ramazza dell’immunità parlamentare.

Ricorda Don Abbondio quando, resosi conto che i due Bravi al crocicchio stavano aspettando proprio lui e che non c’era alcun viottolo traverso in cui infilarsi, accelera il passo verso l’inevitabile incontro abbreviando l’angoscia dell’attesa e provando ad ispirarsi calma e fiducia.

Ma i giudici nella storia di oggi sono i buoni e il cattivo è il Salvini Matteo, imputato del reato di sequestro di persona aggravato in danno di 135 esseri umani. O forse soltanto 116, visto che come ogni sequestratore che si rispetti liberò 19 ostaggi come gesto di buona volontà per favorire le trattative.

E come ogni sequestratore moderno il Salvini Matteo non ha alcuna possibilità di negare l’evidenza dei fatti avvenuti in diretta TV davanti a milioni di spettatori. La sua unica possibilità di salvezza è trasformare uno dei reati più infamanti del codice penale, l’uso di vite umane come merce di scambio, in un risorgimentale gesto patriottico in difesa dei sacri confini. Un alpino che combatte sul Piave, un Enrico Toti che lancia la stampella contro il nemico, un Pietro Micca che si fa esplodere insieme agli invasori, l’eroe che rifiuta la benda davanti al plotone d’esecuzione austriaco.

Indipendentemente dagli esiti del processo una cosa il Salvini Matteo ha già perso:

Il senso del ridicolo.