BUONGIORNO UN CORNO!, GIOVEDI’ 13, U TEMPU DI CHIACCHIERE FINIU …

DI GIANLUCA CICINELLI

La vicepresidente argentina Cristina Fernandez Kirchner avrebbe definito geneticamente mafiosi gli italiani. Lei smentisce, un filmato smentisce lei, gli italiani smentiscono, la mafia minaccia querele, ma la frittata ormai è fatta. Forse parlava solo del suo rivale, l’italo-argentino Mauricio Macri, il cui nonno Giorgio Macri, nato a Polistena, in Calabria, era cugino di ‘Zu ‘Ntoni Macrì’, leader storico della ‘ndrangheta calabrese. L’informazione ormai funziona così, che l’abbia detto o meno, anche se si fosse riferita soltanto ai problemi giudiziari passati dagli oppositori politici sotto la presidenza Macrì, per il mondo ormai l’ha detto: italiani uguale mafiosi. Da modesto operatore dell’informazione e compatriota nonché concittadino di Giulio Andreotti, le suggerirei di non smentire più per non dare altrimenti la notizia due volte. Se si comincia a cercare di capire di chi è figlio qualcuno le sorprese non mancano mai, qualcuno vorrà poi approfondire sulla famiglia della Kirchner, oppure basta rivangare l’accusa che le venne fatta nel 2015 di aver insabbiato il presunto coinvolgimento dell’Iran in un attentato terroristico contro un centro ebraico a Buenos Aires, 85 morti, accusa da cui fu completamente scagionata, ma se uno cerca modo di gettare fango sugli altri poi trova sempre altri disposti a farlo verso di lui o di lei in questo caso. Infine, per compiere appieno il nostro dovere di bravi italiani feriti nell’onore, possiamo anche rimproverare alla Presidente Kirchner di aver cosparso di vinavil la poltrona del comando, visto che dal 2003 come First Lady e dal 2007 come Presidente fino al 2015 e infine oggi come vice presidente ha comandato in Argentina. Visto? Abbiamo difeso l’Italia! Adesso possiamo parlare liberamente. Perché resta il fatto che ci considerano mafiosi in tutto il mondo, non solo in Argentina. E senza che facciamo gli scandalizzati noi italiani nei nostri discorsi consideriamo deficienti gli statunitensi, ridicoli i francesi, trogloditi gli inglesi, ottusi i tedeschi e così via, fino all’interno dove noi romani consideriamo “diversamente veloci nel comprendere” i milanesi e i torinesi considerano terroni anche i toscani e i sardi sono tutti pastori e i siciliani con quel problema del traffico. Luoghi comuni. Tutti falsi e tutti veri. Falsi perché, ad esempio, io sono romano e non parlo a voce alta, veri perché comunque sono pigro e indolente come molti altri romani. Dobbiamo conviverci, è inutile fare i santarellini e gridare alla bestemmia. Se riflettiamo sugli insulti che subiscono in tutto il mondo molte altre comunità, gli ebrei, gli africani, i musulmani, gli arabi, dobbiamo convenire sul dato che l’insulto scatta quando non si hanno altri argomenti per attaccare una persona se non quello genericamente etnico. Con la certezza dunque che non basterebbero dieci vite vissute di seguito per convincerci l’un l’altro che siamo tutti fratelli e sorelle nell’amore universale, contrario da sempre al politically correct, io proporrei invece di legittimare il luogo comune portandolo alle estreme conseguenze. Senza invocare lo scandalo rivendichiamo la nostra mafiosità. Che so, trovi un argentino sull’aereo e lo fai alzare dicendogli che se non ti lascia il posto vicino al finestrino gli stermini tutta la famiglia fino al terzo grado. Oppure in un caffè parigino appena ti portano l’espresso gli sputi nella tazzina e guardi fisso il barista facendo con il pollice il gesto secco di tagliargli la gola. Magari entri in un ristorante a Duisburg e di fronte a cento euro di conto per la cena gli dici che va bene però loro te ne devono mille se non vogliono che succeda niente e quindi devono portartene novecento di resto. Piccole cose. Piccoli segnali per dimostrare che siamo gente che sa scherzare e stare insieme in allegria e che non prende sul serio i giornali.

Mi sono chiesto durante un’andata e ritorno da Londra Stansted a Roma Ciampino perché mi abbiano preso la temperatura per il coronavirus soltanto in italia. Però è stato bello a Ciampino, dove spesso manca anche la navetta da aereo a gate, essere accolto da una decina di medici. Troppo severi noi o troppo imprudenti loro? Tra l’altro l’annuncio dell’introduzione del termoscanner in Italia è stata data dal premier Conte proprio da Londra dove non l’adottano. Onestamente stavolta ho apprezzato molto l’approccio italiano, anche la gestione della nave di Civitavecchia, la prontezza ed efficienza dello Spallanzani di Roma, insomma qualche volta facciamo le cose per bene e dobbiamo riconoscerlo. La realtà è che nel mondo non c’è un’uniformità di azioni per pure questioni economiche, si finisce sempre lì alla fine, il business sopra ogni cosa. Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha denunciato che “I Paesi ricchi non condividono abbastanza le informazioni sul Coronavirus. Alcuni Paesi ad alto reddito sono molto indietro nel condividere questi dati vitali con l’Oms”. Un’accusa molto grave di fronte a un pericolo considerato mortale. Va anche detto che l’Oms non è la bibbia, un anno fa mise sotto accusa la dieta mediterranea sostenendo che i prodotti agroalimentari della Sardegna provocano il cancro, tutte le affermazioni vanno sempre verificate. Tuttavia in questo caso si sono soffermati su un dato statistico, la diffusione delle informazioni da parte dei paesi economicamente più sviluppati. Che sono anche quelli che subiscono maggiori perdite economiche dal rallentamento degli affari, bloccare esportazioni di persone e merci per molte compagnie significa un danno ai profitti. D’altronde cosa vuoi che gliene importi a una multinazionale che riduce foreste in pianure desolate e aride o che ammazza attivisti che denunciano la distruzione di ecosistemi se tu muori per il cronavirus, si preoccuperebbe solo quando il numero delle vittime fosse talmente alto da non avere più gente a cui piazzare le proprie merci. E non è questo il caso. Ma il coronavirus ci permette d’intravedere il problema. “Un virus può creare più sconvolgimenti politici economici e sociali di qualsiasi attacco terroristico”, ha spiegato tornando sull’argomento poche ore fa il direttore generale dell’Oms. La posta in gioco è questa e chi piazza i termoscanner negli aeroporti dà idea d’insicurezza e paura, i virus, quelli sì, più temuti dai mercati finanziari. Per questo, almeno per una volta, diciamoci bravi per la gestione di questa emergenza in Italia.