E ORA L’APOCALISSE, MA NON PER TUTTI

DI MARIO PIAZZA

Credo si possa affermare senza troppa paura di essere smentiti che il Coronavirus possieda un alto indice di contagiosità e un basso indice di mortalità.
Si calcola, analizzando i dati forniti dalle strutture sanitarie, che su 100 casi conclamati i decessi potranno essere da 2 a 4.

Dalle strutture sanitarie, appunto. Quelle a cui ha accesso quasi tutto il mondo occidentale e parte di quello orientale, ma cosa accadrà in quella parte di mondo dove gli ospedali non ci sono, dove medici e medicine sono più rari del “Gronchi rosa”, dove qualsiasi prevenzione è inattuabile, dove le popolazioni preferiscono curarsi con rimedi tribali a base di erbe e parti di animali?

Non sto pensando a gruppi etnici geograficamente isolati come i Koi-San africani, i H’mong asiatici o gli Awa sudamericani. Penso a quel paio di miliardi di persone che vivono ai margini delle società avanzate o in via di sviluppo, intorno a megalopoli famosissime come Rio de Janeiro, Nuova Delhi, Saigon, Cairo, Nairobi o Città del Messico.

Chi ha molto viaggiato sa di che parlo, e la prospettiva è terrificante.