EMILE HENRY E AUGUSTE VAILLANT IL DESTINO DI DUE ANARCHICI

DI SUSANNA SCHIMPERNA

12 febbraio 1894.
Émile Henry, per vendicare l’uccisione del compagno anarchico Auguste Vaillant che avendo lanciato un ordigno esplosivo nella Camera dei Deputati senza voler causare e in effetti non causando alcun morto era stato condannato a morte, lancia a sua volta una bomba contro il Caffè Terminus di Parigi. Questa volta il morto c’è. Catturato, torturato, viene messo a morte anche lui. Sarà ghigliottinato a maggio. Ha soltanto 21 anni.
Davanti alla giuria che lo condanna, fa una lunga dichiarazione:
«… So che la mia testa non sarà l’ultima che taglierete. Aggiungerete altri morti alla lista sanguinosa dei nostri morti. Impiccati a Chicago, decapitati in Germania, garrotati a Xerès, fucilati a Barcellona, ghigliottinati a Montbrison e a Parigi, i nostri morti sono numerosi, ma voi non siete riusciti a distruggere l’anarchia. Le sue radici sono profonde. Essa è nata nel seno di una società putrefatta e vicina alla sua fine. È una violenta reazione all’ordine stabilito. Rappresenta le aspirazioni di uguaglianza e libertà che distruggono l’attuale autoritarismo. È dovunque. Questo la rende indomabile. Per questo finirà coll’uccidervi».
Non saprà mai che la sua profezia non è destinata ad avverarsi.

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