QUESTIONE DI CIVILTÀ PER IL FUTURO DEL CONTINENTE AFRICANO

DI GIULIO ALBANESE

Di questi tempi, com’è giusto che sia, vi è una grande attenzione da parte della comunità internazionale nei confronti dell’infezione generata dal coronavirus. Trattandosi di un fenomeno epidemiologico che ha riguardato, dal punto di vista casistico, molti paesi, a partire dalla Cina, la risonanza mediatica, a livello planetario, è stata significativa. Purtroppo, non è così per le cosiddette Malattie tropicali neglette (Mtn) che affliggono quelle che Papa Francesco chiama pertinentemente «periferie del mondo».

 

Istintivamente si potrebbe essere portati a pensare che l’aggettivo “negletto” si riferisca a patologie ormai debellate e invece le cose non stanno affatto così perché il significato è di segno opposto. Stiamo infatti parlando di malattie che sono finite nel dimenticatoio, dunque trascurate perché estranee al mondo occidentale o comunque benestante e conseguentemente ignorate dall’areopago dell’informazione main-stream. Ecco alcuni esempi che riguardano l’Africa sub-sahariana e in termini generali i paesi caldi. Chi ha mai sentito parlare delle Geoelmintiasi? Si tratta di patologie intestinali, causate da specie molto diverse di vermi (nematodi) con cicli di vita diretti che prevedono la disseminazione nell’ambiente di uova o di larve del parassita con le feci della persona infestata. Causano morte per anemia, carenza di vitamina a e perdita di appetito. Quando la quantità di vermi nel corpo di un bambino diventa eccessiva, i parassiti bloccano l’intestino, con esiti fatali. Oggi le Geoelmintiasi sono per lo più diffuse soltanto nel mondo tropicale, e complessivamente si stimano circa 140.000 decessi l’anno. E cosa dire della Filariosi linfatica, conosciuta come elefantiasi? Essa provoca deformità fisiche ed è trasmissibile attraverso la puntura della zanzara. Un altro sottotipo di filariosi è l’Oncocerchiasi, detta anche “cecità dei fiumi” o oncocercosi, causata dall’infezione provocata da un verme, l’Onchocerca volvulus. Procura cecità e si verifica soprattutto nell’Africa tropicale tra il 15° parallelo nord e il 13° sud (alta endemicità in Burkina Faso e Ghana).

Lo scenario globale, per quanto concerne queste patologie, è oggi più che mai allarmante, nonostante i programmi di contrasto avviati da numerose e benemerite organizzazioni umanitarie internazionali. Sebbene il monitoraggio delle Mtn risulti difficile, si ritiene oggi che circa un miliardo di persone nel mondo, siano afflitte da queste patologie e patiscano gli effetti della conseguente emarginazione sociale. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) include nella lista delle Mtn 17 patologie ed elenca alcune caratteristiche che le accomunano. Anzitutto esse rappresentano un indicatore di povertà delle popolazioni; colpiscono soprattutto popolazioni con basso livello di visibilità e con poco potere politico, tendono a non diffondersi geograficamente; causano stigma e discriminazione, soprattutto a discapito di ragazze e donne; hanno un importante impatto sulla morbosità e mortalità; sono trascurate dalla ricerca; possono essere controllate, prevenute e probabilmente eliminate utilizzando strategie efficaci, fattibili e con costi contenuti.

Da rilevare che nel 2002, grazie ad una conferenza indetta da Medici senza frontiere (Msf) a New York, si è finalmente cominciato a parlare di «crisi delle Mtn» e della grave carenza di medicine efficaci, ma soprattutto economicamente accessibili per il trattamento farmacologico. Fino ad allora, infatti, venivano considerate malattie neglette solo tre “big three”: Aids, malaria e tubercolosi verso le quali è stata diretta per anni l’attenzione globale e le principali strategie economiche. Sta di fatto che ancora oggi, purtroppo, molte delle Mtn vengono trattate con farmaci tossici che generano gravi effetti collaterali. Questo è dovuto in gran parte al grande impulso che è stato dato ai farmaci diretti verso le patologie croniche, tipiche dei paesi industrializzati (basti pensare al diabete o all’ipertensione), dove i margini di guadagno sono nettamente maggiori rispetto a quelli delle Mtn. Inoltre, bisogna considerare la sperequazione tra il potere d’acquisto dei paesi colpiti dalle Mtn, molti dei quali africani, e il costo dei farmaci sul mercato. In particolare, le popolazioni affette dalle Mtn non hanno accesso alle cure necessarie, perché emarginate a causa della povertà.

Lo scorso novembre si è svolto ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti (Eau) un Forum internazionale sul tema delle Mtn a cui ha preso parte tra gli altri la dottoressa Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e per l’occasione inviata speciale del Santo Padre. Nel corso dei lavori è stato auspicato un rinnovato impegno da parte della comunità internazionale nella lotta contro le Mtn. È stato infatti ampiamente dimostrato che, attraverso adeguate reti di servizi medici di prevenzione, diagnosi e cura, esse sono medicabili con trattamenti a buon mercato. In quella circostanza, la presidente dell’“ospedale del Papa” ricordò che «la Santa Sede auspica un rinnovato impegno da parte del consesso delle nazioni, attraverso un’azione politica globale protesa alla realizzazione di programmi sanitari, assistenziali, sociali ed educativi per le persone affette da malattie tropicali neglette». Ma perché si possa realmente passare dalle buone intenzioni ai fatti concreti, la presidente Enoc sottolineò quanto sia «necessario unire tutte le forze per studiare a fondo i problemi, stabilendo congiuntamente le azioni più efficaci con lo scopo di renderle attuative». Una sfida, dunque, che deve essere condivisa: questione di civiltà, che il consesso delle nazioni ha l’obbligo di ottemperare.

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