SULLE PRIMARIE USA 2020

DI SIMONE BONZANO

Commentare le primarie statunitensi è complesso per un europeo: non siamo abituati ad un voto dilazionato per mesi, da noi si vota subito e i risultati sono immediati.

In USA no, l voto delle primarie è lungo e complesso, creando una campagna elettorale fluida e l’analisi del voto è più complessa.

In New Hampshire, Sanders conferma i sondaggi e incassa il 26%, Buttigieg va al 24% (era al 21) e la Klouchbar diventa la sorpresa salendo al 19%, superando candidati più accreditati di lei in Warren e Biden.

A Sanders vanno 9 delegati come a Buttigieg, 6 a Klouchbar. Sanders ha vinto, ma rispetto alle aspettative (aveva già vinto nel 2016 contro Clinton in quello Stato) non ha stravinto, perché dietro di lui stanno crescendo due outsiders come Klouchbar e Buttigieg.

Sono nomi nuovi, lei è Senatrice del Minnesota, lui è sindaco di una contea dell’Indiana che fino a pochi mesi fa finivano nei sondaggi fra il 5% e il 3%. Rappresentano, soprattutto, la scelta di quell’elettorato “obamiano” liberal-moderato che non condivide le idee di Sanders e nella loro crescita, stanno consumando il voto pro-Biden (e parte di quello pro-Warren).

Cambia qualcosa? No. Il vero momento in cui le primarie entreranno nel vivo è il Super Tuesday del 3 marzo e lì cadranno le prime teste (e arriverà anche Bloomberg). Si tratta di una situazione fluida anche perché, alla fine, le primarie tendono a ridursi a due nomi e i delegati dei candidati che si ritirano a giochi aperti passano di mano via endorsment. E’ un gioco lungo che andrà avanti ancora per mesi, ma il dato, dopo il New Hampshire definisce che la corsa è molto aperta e sarà piena di sorprese.

PS: appunti di comunicazione politica, Trump ha fatto sapere via Tweet che preferisce affrontare Bloomberg che Sanders, che vuol dire? Che spera di spostare del voto a favore di Sanders in modo da limitare Bloomberg (che percepisce come pericolo per se) o qualsiasi candidato moderato.