MATTEO RENZI TRA BERTINOTTI E GAMBARDELLA

DI GIULIO CAVALLI

«Lo dico agli amici dell’Anpi, fuori di qui non c’è la rivoluzione proletaria o la sinistra mondiale. C’è la destra. Si va a finire come con Bertinotti. Si mandano a casa i nostri e si apre la strada alla destra» (Matteo Renzi, 15 settembre 2016)

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La cosa divertente – si fa per dire – è che ci hanno scritto pure dei libri, oltre a un’infinità di articoli e di prediche radiofoniche, televisive e internettare. Ci hanno scritto anche dei libri, gli amici del Renzi regnante, per spiegare e sostenere il suo governo: voi di sinistra siete massimalisti, ci dicevano, non capite che per evitare di far vincere la destra bisogna accettare il reale, le sue complessità, i suoi compromessi, guardate il disastro che ha fatto Bertinotti sgambettando Prodi.

Adesso invece il Bertinotti è proprio lui, Matteo Renzi. Anzi un po’ Bertinotti e un po’ Jep Gambardella, quello a cui non bastava partecipare alle feste, voleva «avere anche il potere di rovinarle».

Un po’ Bertinotti: perché per narcisismo ed egoismo personale sta facendo il più grande favore possibile al duo Salvini-Meloni, e lo sa bene, e se ne frega. Tra l’altro lo sta facendo su una questione politica abbastanza assurda e molto pretestuosa, specie dopo che il povero Conte aveva pure trovato una mediazione che avrebbe fatto rimanere il nostro Paese tra i più garantisti d’Europa sulla questione prescrizione, insomma la pretestuosità del tutto è evidente a chiunque non stia in curva sud.

Un po’ Gambardella: perché come il protagonista di Sorrentino non crede a nulla e si agita nel nulla, per quanto quelle di Matteo non siano false feste mondane ma falsi circoli di cortigiani in cerca di autoperpetuazione, che dal nulla sono comunque atterriti.

Ora vedremo, fino a quanto andrà avanti in questa follia ricattatoria, egoriferita e ipervanitosa. Vedremo quanto bluffa per farsi notare di più e quanto invece sta portando tutto il Paese a un suicidio di massa in stile lemming. Intanto però già stamattina vedo gongolare la destra con la stampa fasciotrash e berlusconiana, da Libero al Giornale, da Giordano a Sallusti, tutti in un’orgiastica e famelica esaltazione, «governo alla frutta», «governo giustiziato» e viva Renzi che «tira dritto» .

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