PERCHE’ IL CORONAVIRUS NON VERRA’ CON I BARCONI

DI MARIO PIAZZA

Dovrebbe essere evidente a tutti ma quel misto di ignoranza e malafede che alimenta la peggior destra razzista, dal vertice in felpa verde fino all’ultimo buzzurro con le corna in testa, dalla capopopolo fotoscioppata fino allo squadrista di borgata, come da copione prova a gettare il panico nella parte più disagiata della popolazione italiana.

In Africa ci sono molti cinesi, ma in Libia neppure uno. I cinesi sono in Africa per infiltrarsi legalmente nelle deboli economie del continente e per sfruttare le materie prime, non certo per contendere all’Europa e ai califfi libici il mussoliniano “scatolone di sabbia” a suon di cannonate. I giacimenti di petrolio africani e i terreni fertili li comprano negli studi dei notai di Lagos, di Luanda e di Khartoum e lo fanno con valuta pregiata, non con le pallottole.

Dovremmo quindi supporre che i profughi contagiati, con difficoltà respiratorie, febbre alta e prima dell’esito fatale del coronavirus o della guarigione, riescano a percorrere a piedi attraverso il deserto in meno di due o tre settimane i 5000 chilometri che separano la Libia dalla Nigeria, gli 8000 dall’Angola, i 4000 dal Sudan o anche solo i 2500 dal Mali.

Arrivati poi sulla costa libica questi soprannaturali untori non passerebbero come tutti gli altri mesi o anni in attesa dell’imbarco ma salirebbero trionfalmente su immaginarie passerelle salutando con la manina le decine di migliaia di fratelli sani.

E magari dopo la traversata sbarcherebbero a Lampedusa già intubati e con la flebo nel braccio passando sotto il naso della Marina Militare, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che presidiano la costa.

Insomma, pare proprio che per la superdestra razzista essere trattati da imbecilli sia più eccitante di una notte con Elettra Lamborghini.